31 marzo 2005

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 ore 12,45

primula

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la cosa pazzesca è che mi mancate un casino anche voi
sono veramente frastornato…
comunque grazie

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pausa, sto volando…

Non dovevo salirci su quel catorcio.
Un vecchio
Douglas Dakota DC-3, bimotore a elica, mito dell’aviazione mondiale e caposaldo della sua evoluzione, oggi diviso in due categorie: oggetto da museo o solo vecchio catorcio.
E quello su cui sono salito io è solo un vecchio catorcio e anche malandato.
Che vuoi, si dice sempre così per autoimbrogliarsi: ma no, vedrai che lo sistemo, ne farò un gioiellino, muterà in volo per trasformarsi in una
nave spaziale
E invece è un vecchio catorcio. La prima impressione è sempre quella giusta!
Eppure sembrava potesse prendere quota, anzi, ad un certo punto ci eravamo quasi: in quota.
Io, ormai veterano (o soltanto vecchio?) consigliere del giovane equipaggio ed il giovane equipaggio, proprietario dell’aereo, esaltato dal “volare”.
Occhio che perde pressione, bisogna stare un po’ più bassi.
No, no… adesso siamo qui e ci stiamo; facciamo un brindisi, piuttosto.
Occhio che bisogna lubrificare i rinvii.
Ma se funziona bene! e con tutto quel che c’è da fare(!)… faremo domani; sei dei nostri stasera?
Occhio che la rotta è fuori di almeno 3 gradi.
Vabbè, ma solo 3 che importa; ora siediti che ci facciamo sta fiorentina.
Occhio che siamo fuori rotta, coi comandi incastrati, con la pressione a zero e io non ci sto più a volare così quindi o fate qualcosa o salto.
E salta tu che salto io, non so com’è (anzi lo so, lo so… se sali su un catorcio prima o poi ti devi buttare!) …sono in cielo, appeso al mio paracadute nero. Nero perché è notte e mi devo mimetizzare.
Mica posso precipitare alla luce del giorno, con la folla che mi indica e mi schernisce.
Di notte, al buio, in nero… e completamente, definitivamente: solo.
Fuori rotta.
Chissà dove cazzo atterro. Sempre che atterri! Non si vede niente… eppure ci sarà un maledetto “porto di attracco”!
Potrei cascare sull’
isola di Pasqua e magari il re mi scambia per un dio.
Potrei cascare a
Guantanamo… e c’ho anche la barba!
Potrei cascare semplicemente in mare, che c’è più mare che terra… e semplicemente annego.
Comunque dovevo saltare.
L’errore non è saltare ma mettersi nella condizione di doverlo fare… mentirsi di fronte ai catorci.
Stando al curriculum, dovrei cavarmela.
Salti ne ho già fatti una ventina e da ogni sorta di aereo: saltai da un
Piper nuovo di zecca (il catorcio è come Moby Dick, sta dentro, nei tuoi abissi…), saltai da un solido Pitts Special S2, da un Hirundo A109, saltai anche da un Concorde… e le corna ce le ho ancora intatte.
Freschetto qui.
E non si vede un cazzo.
E sto venticello chissà dove mi spinge… e sibila pure un po’. Sinistro.
Da ragazzo lavorai per 4 mesi in una fabbrica in
Galles. Li incontrai un polacco, molto più anziano di me, dell’età di mio padre.
Una sera mi invitò a cena a casa sua, si chiamava Czeslaw, e mi raccontò la sua storia mentre sua moglie un po’ si commuoveva ed un po’ faceva la brava padrona di casa.
Anche lui si ritrovò su un DC-3 e ad un tratto qualcuno gli disse:”tocca a te”, e lui saltò.
Lui, la sua tuta, una pistola e il paracadute. Neanche un panino. Neanche una bussola… per dire, non so, almeno nord o sud… niente!
Era notte e non sapeva cosa ci fosse sotto: mare, terra… e quale terra? quale stato? Eh, quale stato! Non sapeva nemmeno su quale nazione stesse volando. E non sapeva se la guerra fosse finita o no e se sotto ci fossero amici o nemici nella benaugurata ipotesi che ci fosse qualcosa, sotto.
Aveva una ventina d’anni quando saltò. E sotto c’era il Galles.
Mi regalò una sua fotografia di quell’epoca e ancora ce l’ho… sembra Charles Bronson.
Ora smetto per un po’ con questo blob!
Anche perché non ho capito bene che cosa ci faccio
qui, tranne che ci perdo ore.
Allora pausa, per lavori in corso. Devo ristrutturarmi le idee e l’esistenza.
Ciao a tutti e grazie per tutto quello che comunque mi avete dato fin qui.
A presto (se non mi sfracello!)
luigi

Ah, la canzoncina… qui
e il fiorellino… qui

 

arrisentirci!

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situazia

Oggi giornata NO!
E il guaio è che prevedo altre giornate no, anzi “devo” prevederne altre, tanto per non insultare la mia intelligenza.
Vorrei non dovere, ma devo.
Si fa in fretta a dire salti nel buio.
E salta di qua, e salta di là… ma sai saltà?
No?
E allora che cazzo ti salti??
Ma io non posso!
La mia dignità, la mia intima necessità, il bisogno d’onestà, l’impossibilità a compromettermi, a corrompermi, a piegarmi alla ineluttabile necessità… alla realtà.
E il sogno d’essere quello che in realtà non sono senza nemmeno riuscire a scoprire (o ad accettare) quello che sono.
Ma chi sono?
Ma chi sei?
Ma che vuoi?
In verità un dubbio ce l’ho… mi credo cioccolata, ma…
Vabbè: canzoncina.
Avevo 27 anni ed in realta già lo sapevo chi ero ed ho vissuto proprio quella vita.
Merda!
Provare per credere sul… fiorellino bianco.

situazia

Situazia

E così, resto qui per non dovere lottare
mi cerco un alibi ancora esercitando facoltà razionali
e mi ripeto: non importa, non è colpa mia la verità
poi verrà un giorno migliore ed anche per me cambierà
E così resto a sedere per non dovere lottare
mi cerco un alibi ancora nei sogni, lontano dalla realtà

Qualcuno che non sa mi spiega la verità
ma in piedi non mi alzo più
e non mi importa di convincere anche te

E la mia donna non c’è; forse, è uscita dal mio cuore
il vento fa sbattere la porta e il suo profumo se ne va
ma son convinto che non importa qualunque cosa accadrà
l’unica speranza per una svolta è fuggire dalla realtà

E così resto a sedere per non dovere lottare
mi ricompongo un altro alibi in questo puzzle di ambiguità

E cosa vuoi che me ne importi la degradazione della mia dignità
anche chi lotta è un lottatore e segue le norme di una moralità

Qualcuno che non sa mi ripete la verità
ma ho deciso di sdraiarmi ormai e non ascolto più

E son convinto che non importa se un mare rosa non è un cincillà
tanto di certo verrà qualcuno col vestito grigio e la cravatta blu

14 marzo 2005

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