rientro un po’ tardi.

soffro di sdoppiamento di persona.
una sorta di leggera schizofrenia.
mi dissero che è sintomo di perdita del sé.
cioè: non una momentanea crisi di identità ma una costante mancanza netta, di detta identità.
una circostanza, questa, non grave tipo jekyll e hyde… più una cosa tipo stallio e ollio, ecco!
io… eh si fa in fretta a dire io; comunque: io, o uno dei miei io: l’io di adesso per esempio, lo sa e, diciamo, convive serenamente con questa mancanza di notizia di sé stesso… ma allora non con-vive! sarebbe più giusto senza-vive o, con un tocco di letterarietà: a-vive.
comunque: anche stasera m’è capitato.
nel tornare a casa, frangente in cui ho la massima probabilità dell’evento.
prima le auto parcheggiate, affastellate, ammonticchiate, raggrumate, incastrate, incastonate, intrappolate ad intrappolare l’ultimo metro quadro indisponibile e… quel senso di estraneità a quella fatica di vivere.
poi la strada deserta, luccicante dell’ultima recente pioggia, i lampioni, il fascio di luce dei fari, la musica dalla radio, il mare nero, le stelle, i fianchi scuri, i riflessi di chissà che e… mi allontano.
voglio una cadillac eldorado cabriolet e poi scappare, scappare…
sai quando paperino crepa e gli si stacca l’animaccia sua?
così! esattamente così.
l’anima mia si stacca, dondolando come una fiammella, poi attraversa la capotta e si solleva e alla sua vista si apre il panorama che si allarga, nell’involarsi.
e dal centro in basso, direi: dalla pancia, ecco, sempre più nitida la mia auto che la sopravanza un po’, coi fari rossi rossi con le aureole intorno ed un leggero fruscio; si allontana lentamente, in avanti…
e dentro ci sono io, che la guido.
e fuori ci sono io che mi vedo.
credo che il viaggio sia la vita, la scatola il corpo, la destinazione sia il "mio" posto, l’io che la guida son proprio io e l’altro è la mia anima, che forse non è molto d’accordo con me, ma si è rassegnata e mi vuol bene ugualmente e non va mai via ma mi sta giusto sopra: per proteggermi.
certo, se riuscisse a starmi dentro!

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oggi, 29.9

    luce satinata
    pioggerellina
    lacrime
    alla finestra
    la terra si disseta
    la testa par di seta
    e nel cuore . . .
    allora, resta!

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oggi, 29.9

    luce satinata
    pioggerellina
    lacrime
    alla finestra
    la terra si disseta
    la testa par di seta
    e nel cuore . . .
    allora, resta!

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ah, le regole…

lo so, lo so: non vi piacciono! eppure…

io, per esempio, devo assolutamente darmi una regolata.
però è un fatto privato, direte voi.
comunque non è che non conti per voialtri e per tutti gli altri.
perché l’italia (per esempio) è fatta di una sessantina di milioni di privati e se tutti i privati si dessero la regola di fare una certa cosa in un certo momento si verificherebbe che l’italia intera farebbe all’unisono quella certa cosa in quel certo momento e cesserebbe d’essere un evento privato e diverrebbe un fatto pubblico (con una maggioranza ex-bulgara seppur in ancor-italia!) e quindi la mia regola non sarebbe più un fatto privato.
fortunatamente tot capita tot sententiae e niente ex-bulgaria.
ma non si può nemmeno fare tot sententiae tot capita!!
quindi e perciò servono le regole.
regole = democrazia > assenza di regole = tirannia
(un circa, diciamo così).
senza entrare nel merito dei risvolti morali o di fede politica:

esistono o no ste regole per la riforma della legge elettorale?
si può modificare o no la legge elettorale due anni prima delle elezioni?
e un anno? e 12 mesi? e 11? 10? 9? 8?… e un giorno?
no! e allora si può modificare quando si vuole.
ma ci vorrebbe un termine!
e allora determiniamolo e mettiamolo nelle regole.
ma ci vuole una ampia convergenza!
e allora mettiamo nelle regole che ci vuole, chessò, il 51% di voti favorevoli dell’opposizione.
ma non si può fare sta gazzarra a vuoto!
è che per fare le regole ci vuole un ideale fatto di valori.
cosa ci manca? le regole? un ideale? i valori?
eppure la democrazia è fatta di ideali , valori e regole che li garantiscano (secondo me, per l’amordidio).

ancora una noticina circa il tizio di sotto, quello che rubava quando non si poteva rubare o viceversa.
da sapere.it (il primo che ho aperto)

falso
s. m.
solo nel sing., con valore neutro, ciò che è falso
falsificazione; in particolare, in diritto: falso ideologico, falsa attestazione di fatti commessa da un privato o da un pubblico ufficiale nella stesura di un atto che di quei fatti è destinato per legge a provare la verità; falso materiale, falsificazione commessa da un privato o da un pubblico ufficiale, per mezzo della quale si altera la materialità, cioè la scrittura, di un atto.

e allora!! falso in bilancio?
se ideali>valori>regole,
come cazzo fa a non essere reato: e per regola!

rutelli

so che non è politicamente corretto, ma non sono un politico.
so che non è corretto, ma sono sgrammaticato.
so che non è bello, ma non sono bello…

mi è odioso!

mi sa di recita
di pochezza
di falsità

che ce posso fà??

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ahi, l’ignoranza!

la mia, naturalmente.

dunque:  un tizio…
l’altro ieri ruba>l’altro ieri rubare era reato>l’altro ieri viene messo sotto processo
oggi rubare è ancora reato>e oggi viene condannato
giusto?
oppure
l’altro ieri ruba>l’altro ieri rubare era reato>l’altro ieri viene messo sotto processo
da ieri rubare ha smesso d’essere reato>oggi viene assolto (da che se non è reato?)
oppure
l’altro ieri ruba>l’altro ieri rubare non era reato
da ieri rubare è reato
che si fa?

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belle parole

…nella libertà pulsionale del tuo corpo,
dei tuoi gesti, delle tue nevrosi, delle tue tenerezze,
delle tue affabili debolezze.
Solo così potrai essere libero dal mondo,
possedendolo.

Carmine Benincasa

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