risulta?

ricevo e condivido la swguente mail firmata ITALMAR:

PER FAVORE FAI CIRCOLARE QUESTO AVVISO TRA I TUOI AMICI E CONTATTI

Nei prossimi giorni dovete stare attenti a non aprire nessun messaggio chiamato "invitation", indipendentemente da chi lo invia , è un virus che "apre" una torcia olimpica che brucia il disco rigido del pc.
Questo virus verrà da una persona che avete nella lista dei contatti, per questo dovete divulgare questa mail, è preferibile ricevere questo messaggio 25 volte che ricevere il virus ed aprirlo.
Se ricevete un messaggio chiamato "invitation" non lo aprite e spegnete immediatamente il pc.
È i l peggior virus annunciato dalla CNN classificato da Microsoft come il virus più distruttivo mai esistito.
Questo virus è stato scoperto ieri pomeriggio da MCAfee è non c’è soluzione ancora per questo virus.
Questo virus distrugge semplicemente il Settore Zero del disco rigido dove l’informazione vitale è nascosta.
Invia questa mail a chi conosci, copia questa posta e spediscila ai tuoi amici e contatti e ricorda che se lo invii a tutti loro, ci beneficeremo tutti noi.

non so!

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vedivè

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cooperative rosse

la signora davanti a me è una vecchia rimbambita color rame sciapo bassotta cicciotta con un cappotto verde oliva marcio (il verde, l’oliva sembrava di no) ed ha almeno almeno un paio d’anni più di me.
poi dice che l’età non conta!
io, per via della mia giovane età, c’ho un piumotto nero, il salvatempo e la carta di credito, spesa già imbustata: che sono un tipo sveglio, rapido e tecnologico.
lei cerca qualcosa per terra, mentre ha già pagato e dovrebbe solo andarsene.
lui, il cassiere, ha daun-lodato il mio salvatempo puntandolo su uno schermo infra-rosso-acceso, le macchinette si sono attivate, i numeri del conto (cod. 123WWW654RS736/AB/1274/129-2a – latte – €/lt 1.65 – lt/pz. 1 – pz. 1 – €/pz. 1.65 lt. 1 – tot parz. € 1.65 – totale € 1.725,32 (certo che la spesa costa una stracifra!))  scorrono su un altro schermetto verde rivolto a me che non posso “controllare” perchè la signora mi sta zampettando fra i piedi.
una stampantina a calore sputa la micro-colonna-macro-somma della mia spesa.
tutto bene dice lui (la sirena di “allarme controllo spesa” non ha suonato).
io sto tutto dall’altro lato,  col le braccia distese a porgere la carta di credito ed il corpo a ponte che sovrasta la signora sotto.
lei alza lo sguardo e dice: “la me scusi la sa”
“prego, prego” dico io tra il falso e il criceto.
il cassiere si distrae da me e chiede: “ma cossa la zerca”
“un tochetin de carta” dice lei.
il cassiere si spinge indietro sulla sua sedia a rotelle e comincia a guardare il pavimento sotto alla cassa.
il signore dopo di me si inginocchia per terra a cercare pure lui.
il cassiere domanda: “ma che carta?”
vedi carte, penso io, no! e allora che te ne frega di che carta era se non vedi carte!!
striscia la carta di credito che si ritira a francobollo.
“la iera qua” dice lei indicando l’area cassa.
quello dietro di me, inginocchiato per terra, raccoglie uno scontrino usato e chiede “forsi che la zercava questo?”
lei prende lo scontrino usato e sollevatasi un po’, la testa sporge completamente fra le mie braccia e con i capelli mi fa il solletico al naso, legge con attenzione tutto lo scontrino.
il cassiere appoggia ricevuta, biro e carta di credito: io dovrei firmare e raccogliere tutto, lei dice “no, no xe questo!”.
il cassiere “ma cossa iera?”
lei mi si alza in mezzo, io sto firmando, si sporge verso il cassiere e con un filo di voce bassissima, per non farsi sentire che son cose di privacy, dice: “iera un cartonzin con sora scrita la misura dele mie mudande che devo ‘ndar a comprarle!”
la scavalco e me ne vado.

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autoriconoscimento

la strada che sale a casa mia è stretta e c’è una curva cieca.
lo specchio sullo spigolo della curva serve a far vedere se arriva qualcuno dall’altra parte, così ci si regola.
attualmente è mal regolato lui, lo specchio, perchè l’hanno smontato e rimontato per via d’un cantieruccio che gli sta dietro e non hanno stretto bene le viti, credo, così la bora si fa beffe di lui (sempre lo specchio).
poi qualcuno lo raddrizza, poi torna il vento… da circa un tre mesi.
io lo so, ci passo ogni giorno, e ciò nonostante anche oggi, come altre tre o quattro volte, ho inchiodato abs controlled alla vista di due fari che mi puntavano dritto sul muso: sulle prime mi sono mandato a quel paese (ma più prosaicamente), poi mi sono riconosciuto, mi sono salutato con la manina e sono ripartito perdonandomi.

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oggi

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oggi

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cinefilo

certe volte è un po’ come essere al cinema.
la sala è bella ed il film: è un film, di quelli che raccontano una vita alla c’era una volta l’america con salti in avanti, ricordi all’indietro e pezzi al presente cosicchè il protagonista ha tutte le età e dopo un po’ sfugge la collocazione temporale e Lui non sa più quando si svolge la scena, se ora o ieri o in una proiezione del futuro.
anche bei colori, anche no. poco silenzio e poco parlato ma grande colonna sonora: rock e ballate prevalentemente, tutto o quasi anglofono pur se contro voglia.
gli piace questo cinema anche se in realtà al cinema non ci va mai.
ma questo è differente: è entrato tanto tempo fa e si è trovato subito bene. la poltroncina è comoda, rossa, avvolgente e calda quod sufficit, senza sudare. la gente no fa rumore e non disturba mai, anzi non c’è: c’è solo Lui.
non sa bene che ora sia fuori o nella storia; capita che non sappia se è oggi, ieri o domani
ogni tanto si annoia un po’; altre volte, più spesso, la storia lo prende e allora vive la parte del protagonista come se fosse proprio lui: fa le cose che fa lui, ha i suoi vizi e le sue virtù, i sogni, vive la sua vita, i suoi sentimenti; ha persino il dubbio che sia il protagonista a far vivere Lui e non Lui a far vivere lui e non sa più se una certa situazione gli è capitata veramente o è capitata a lui; se è stato veramente Lui a fare una carta cosa o se l’ha fatta l’altro o se è capitata in sogno: ogni tanto gli prende sonno e si addormenta che la poltroncina non si oppone mica.
si addormenta in quella colonna dolby surraund, immerso nella luce che lampeggia in sala prima di depositarsi sullo schermo a disegnare quella vita.
e sogna.
in quel frangente c’è Lui che dorme, il film che va avanti, i lampi di luce, i suoni, il dentro, il fuori, i ricordi, le speranze, le delusioni e il sogno che vive e rimescola tutto.
chissà cosa sogna e perchè sogna quel che sogna. sogna d’essere il protagonista e di fare le cose che fa lui e gli fa fare un sacco di cose belle, magari qualcosa così così, magari non tutto finisce bene ma molto sì! sogna d’essere il protagonista che sogna d’essere Lui.
il momento più strano è il dormiveglia nel risvegliarsi perchè lì è veramente tutto confuso o tutto limpido e chiaro: vero. che cos’è Lui? quello sullo schermo? quello nel sogno? quello sulla poltroncina? tutti e tre?
nel film c’è la scena di lui che si sveglia in un cinema e Lui la sta sognando.
non capisce più quale sia veramente la sua storia. certe volte ha veramente vissuto quella vita, certe volte questa, certe volte un’altra.
mah, potrebbe uscir fuori a vedere che c’è, come è progredito, il fuori, e se coincide.
forse più tardi, forse domani: ora sta facendo altro, ha un impegno: deve stare attento, deve essere preparato e responsabile, fantasioso e concreto, duro e dolce… per portare a termine la scena.
ma questa scena la conosce già! lo affascina e lo perseguita: la solita auto americana e cabriolet, e il mare a destra sotto alla scogliera, il cielo azzurro, l’autoradio che spara a palla quella musica 4/4 tutta l’orchestra, cori, fiati french horns, violini full strings, legend bass e batteria cardiaca,  voce femminile, epico crescendo e quella dannata curva.

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