pronto…

la preghiamo di attendere
effettivamente c’è molto traffico e gli operatori sono impegnati
abbiamo ragione di ritenere che il primo operatore libero le risponderà
grazie!

siamo spiacenti ma a causa del traffico potrebbe attendere più di quanto precedentemente comunicato.

 

e mo??

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bilding

radio accesa, faccio e ascolto.
luca sofri, condor, parla un ospite: certo michele… non ho capito il cognome: è un giornalista o scrittore che ha scritto un articolo o libro che si intitola "maledetti architetti".
cose varie poi dice che gli stilisti ed il mondo della moda, che prima utilizzavano gli architetti solo per far loro firmare oggetti di scarso valore ma elevato prezzo, hanno ora intrapreso la via della progettualità finalizzata.
cita prada ed il suo nuovo negozio di tokyo e dice che gli architetti hanno realizzato un "bellissimo bilding" (scritto building, naturalmente (o probabilmente?)) e ripete "bellissimo bilding", "bellissimo bilding", "bellissimo bilding", "bellissimo bilding"… un numero infinito di volte, alle mie orecchie.
poteva dire casa, o edificio, palazzo, palazzina, costruzione, residenza, fabbricato, immobile, casamento, stabile, struttura, complesso, costruzione, manufatto… no! "bilding".
che a un certo punto sofri gli ha detto in tono di piagnucolosa preghiera, come a un bimbo: "ti prego non dire bellissimo bilding!!"
che oltretutto suona in maniera orrenda.

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faiv sircols

le olimpaidi di torain mi hanno gasato!
che sciò! e quante cose nuove ho imparato!!
per esempio: io il carling (scusa la pronuncia carling curling corling cherling… insomma) io il cherling mica lo conoscevo!
è un gioco bellissimo, d’elit ma popolare: pop direi, come carling saimon.
oggi l’italia fa il suo gheim. il tim it: smithsoniansonn, uldenbergher, scwarzstremberg, aritransformer, strazmarker, sturmdruftenfon, kostener e l’oriundo austrolapiteutonico ciro cecere, da soli due giorni cittadino italiano. ce lo hanno anche contestato perchè dice che non si possono avere stranieri extracomunitari in squadra ma lui fortunatamente è stato in grado di produrre (proprio produrre, farsi) un certificato di denominazione di origine controllata e garantita che ci ha messo al riparo da ogni situazione.
lo schipper uldenbergher ha fatto un triplo lup e scagliato la ston del primo end del tinello nella aus!
gli sciffer sciffeggiano la pista davanti al pattino granitico della kostener che inciampa, la ston scarseggia, la papera non galleggia, schippa nella daining rum in aus e si ferma sul sircling.
la temperatura si alza. l’ais va in acqua, allora arrivano i danser, marscial di lein, lanciano lo sguardo che raggela e tutto si ricongela.
gli avversari ucraini chiccano le ston in uno stepaut di tutta sicurezza e con un triplo acsel e doppio strip sciffato raggiungono pur’essi la aus nello stesso end: otto a tre!!! di cui due nella toilet.
il commentatore dice: ci sono cinque ston nella aus, bisognerebbe fare un po’ di pulizia.
e certo!! penso io. 5 ston nella aus più 2 nella toilet!!
è una pietr’aia!!! una porcill’aia! fate puliz’aia con i vostri sciffer!!
e il bob? che ne so, non l’ho visto.
grande l’af paip. non ho capito come si vince, ma grande, specie quando evita la ston entra nella aus, doppio loft e si butta sul divaino.
e il chic di rocca?
rocca gli hanno messo la “a” per esterofilia, per dargli quel tocco di esotico che fa figo che a noi gli stranieri piacciono di più e allora via il suo nome vero phonspizmasser rok e vai con la “a”.
il chic è stato bello! lo buttano giù, prende velocità, evita due o tre ostacoli sulla lein e poi lifting a volo d’angelo incrociato, trnsform quadruplo aiax ai carboni attivi e ston!  ma non ci sono gli sciffer e così si affossa nella snou! troppo lifting.
ma gli sciffer? dov’erano gli sciffer??
erano rimasti leit nella ghest per un brec di fastfud: cic en cicchen, cola laim, onde roc, big burgher, am burgher, plum cheic e caffè espresso che qui lo fanno lunghissimo ed annacquato che sembra quasi americano! 

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torno

…a casa senza l’informazione che ho cercata.
adesso basta: devo darmi da fare, devo venirne fuori.
fuori è freschetto e tira un po’ il vento, ho i capelli troppo lunghi: quelli rimasti.
sento mio padre. le discussioni più atroci sono state sulla lunghezza delle mie basette e dei miei capelli. me li tengo così, ormai li perdo, sono bianchi, non giallastri, mi piacerebbero così candidi ma li perdo, non sono mai stato e non sarò mai george harrison vestito da ammiraglio dei colori.
in cucina, devo cucinare, gius ha preso un altro 30: voglio fargli una bella cena.
risse furibonde per i capelli e poi mi ha indotto e lasciato nei peggio sbagli in fatti determinanti per la vita senza mai dire: ti serve aiuto?
questa lavastoviglie o non ci sta tutto o è troppo vuota!!
la cosa che più mi manca di lui è la sua mano, la sua mano prima che se ne andasse, la mano da cui avevo preso schiaffi e ceffoni in buona quantità e di ottima qualità, la mano che mi piaceva stringere e accarezzare, con la pelle bella…
bicchieri, tazza, forchette, coltelli: ci sta anche il posacenere.
vedo un po’ umidiccio.
il posacenere di mio padre, di acciaio cromato, ovale.
è strano il silenzio, si sente tutto: il rumore della carta intorno alla finish power ball lemon con effetto ammollo, il portello che si chiude, lo scatto del timer, l’acqua…
devo cucinare per gius, sono io il padre!
che silenzio!
la radio, accendo la radio… robin williams, finalmente.
ecco, adesso è meglio.

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predicazione

sono nato in italia, sul lago di como.
sono meridionale.
sono fermamente convinto che esistano il bene e il male nelle forme del vitale e del mortale: a favore della vita e del vivere o a sfavore della vita e del vivere.
sono ossessionato dall’ammirazione per la coerenza e per la repulsione all’ipocrisia.
vorrei tendere ad una coerenza non ipocrita: mi sforzo e faccio fatica ma ho i miei limiti e sbaglio e pago.
sono battezzato, comunicato e cresimato, ho fatto il chierichetto e cantato nel coro di sant’orsola.
credo nell’esistenza del mistero della vita.
credo nella sacralità dei sentimenti.
credo nel valore delle fedi (qualunque fede).
credo nel valore simbolico di riti e cerimonie (religiose o pagane che siano).
credo nel rapporto causa effetto.
da decenni non sono praticante e da decenni non apprezzo né clero né chiesa.
non credo in un dio antropomorfo, avanti con l’età, con la barba ed i capelli lunghi, vestito all’antica e seduto su un trono che, non avendo altro da fare, sta a guardare me o te ed a valutare il mio o il tuo operato per poi condannare, perdonare, premiare.
proprio non credo in un dio, ma credo nell’immenso e nell’ignoto e credo nella passione di chi cerca di interpretare (con infinita intelligenza o fanciullesca innocenza) il creato in un “modo” religioso.
credo anche che le religioni rappresentino il condensato, l’estratto, la summa di una media del sentire e che per questo in un modo o nell’altro comunque ci rappresentino e ci appartengono o ci apparterrebbero se solo le conoscessimo tutte.
credo che l’appartenenza ad un gruppo sia per gli umani una condizione senza la quale non si esiste ed il santone asceta è solo l’eccezione che conferma la regola.
credo nell’istinto ed in quello di sopravvivenza soprattutto.
credo nella gioia, nella vita e nella gioia della vita.
credo nella paura, nella morte e nella paura della morte.

nella mia cultura:
ci sono i martiri per fede che pur di non rinnegare il loro dio si sono lasciati uccidere nelle sofferenze più atroci.
ci sono i martiri civili che per la libertà e dignità di sé stessi, del proprio gruppo di appartenenza, della propria gente, della propria nazione si sono lasciati uccidere nelle sofferenze più atroci.
ci sono i santi, come francesco, e la poesia, come il cantico delle creature.
ci sono frasi che mi sono rimaste stampate indelebilmente dentro: ama il prossimo tuo come te stesso, non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.
ci sono i fiori nei cannoni, l’immaginazione al potere, i figli dei fiori e love love love.
c’è la psicoanalitica convinzione dell’altro specchio di sé e dell’io deterministico.
c’è la convinzione che un signore è tale nel salone delle feste, nel rapportarsi con lo stalliere ma soprattutto in bagno, seduto sulla tazza, da solo e chiuso a chiave, invisibile.

la barzelletta sui meridionali ormai mi da solo fastidio, anche se me la racconta un amico sincero e le barzellette su negri o polentoni anche mi infastidiscono e non mi fanno ridere.
ancora mi ricordo con dispiacere la signorina scolari, professoressa di lettere nella scuola media di como, che mi disse: in piedi, sei solo un terrone faccia da schiaffi, seduto!: se solo avesse omesso la parola “terrone” non me ne ricorderei più.
però a me i negri sembrano un po’ differenti: lo so che è sbagliato; è sicuramente vero che sono differenti da me più di quanto non sia differente tu che mi leggi, ma questa è la differenza, la varianza, che sta alla base del creato e rende possibile la vita: eppure se vedo un negro che parla di fisica o cardiochirurgia dentro di me sento un “però!”: vorrei tendere ad una coerenza non ipocrita, mi sforzo e faccio fatica ma ho i miei limiti e sbaglio e pago.

mi domando:
chi è disposto ad accettare con leggerezza la satira di amici e conoscenti sulle tendenze all’eccessiva apertura (di gambe) della propria figlia?
o sulla malattia mentale del proprio fratello?
o sulla propria statura?
o sulle proprie convinzioni?…
chi ha il diritto di poter dire qualunque cosa?

per queste ragioni:
non avrei pubblicato le vignette sui musulmani né tantomeno le avrei ripubblicate ad insistere.
non pubblicherei vignette sul cristo e sui simboli del cristianesimo.
non pubblicherei vignette su nessuna religione, fede, razza, crimine.
non accetterei che chiunque, nemmeno un musulmano, potesse buttare il crocefisso da una finestra.
non imporrei il crocefisso in alcun luogo.
non accetterei da un ministro: “col tricolore mi ci pulisco il culo”.
non condivido la depenalizzazione dell’oltraggio alla bandiera.
non condivido che il linguaggio si abbassi verso i livelli minimi, che non si usino più i congiuntivi, che il decoro abbia perso ogni senso, che il rispetto formale sia solo un inutile orpello e che ognuno si senta unico proprietario del mondo che lo circonda col diritto di distruggere tutto per la salvaguardia del proprio privilegio.
non mi piace che un ministro possa dare del ladro ad un altro ministro impunemente (per lui o per il ladro), che un direttore di giornale dia del “pirla” ad un giornalista in un consesso pubblico (la televisione) e che una partita di calcio possa degenerare in una guerriglia peggiore di quella degli estremisti islamici all’ambasciata danese.
non capisco perché debba essere una pornostar a presentare paperissima alla tivvù, perché un passato in giudicato possa essere ministro, perché si possa bestemmiare ovunque e ruttare, urlare, sbraitare, ridere sguaiatamente, spingere, correre, perché si possa imbrattare di vernice qualsiasi muro o monumento, perché si possa attaccare un adesivo sul vetro della mia auto, perché si possa entrare in uno stadio con una motoretta, portarla fino all’ultimo girone e poi buttarla giù…
questa omologazione verso il basso, questa massificazione al tutto vale, tutto si può fare, tutto si può dire, lo sdoganamento di ogni “peccato” o “immoralità” non è funzionale al “popolo” ed al suo benessere ma anzi mette in sicurezza solo i più furbi, i più ricchi e quelli che gestiscono il potere.
ed il potere da dimostrazione di ciò offendendo l’intelligenza umana senza alcuna remora e senza nessuna vergogna proprio perché ci ha “abituati” a tutto, ha “sdoganato” tutto e così può dire e fare quel che vuole che tutto è lecito.

solo l’ultimissima dimostrazione è che “il” potere (che qui rappresento con “un” potere) dice che le foto sono vere ma sarebbe stato meglio non renderle pubbliche per “rispetto della privacy delle vittime”.
rispetto della privacy delle vittime!
e nessuno, dicesi nessuno, ha un commento a riguardo.
n.b.: non do un giudizio sull’opportunità o meno di carceri, sevizie ed ammazzamenti e se tu pensi che sia giusto così, va bene, mettiamo che possa essere giusto così: ma giudico immorale fin nel midollo delle ossa motivare la richiesta di segretezza con la tutela della riservatezza delle “vittime” (loro le chiamano “vittime”), reputo incredibile che si possa avere l’arroganza e la sfrontatezza di formulare simili argomenti, mi offende la certezza di potersi fare beffa in questo modo della mia intelligenza e ritengo che il senso di onnipotenza insito nel modo di sentire e pensare che produce questi comportamenti sia la base su cui può reggere l’autodistruzione violenta del genere umano.

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prese di posizione

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alex

“sei più contento per il goal o dispiaciuto per le polemiche?” hanno chiesto in TV all’alex dell’uccellino.
premesso che l’alex è sicuramente ed indubitabilmente un grandissimo campione e che io di calcio poco capisco, avrebbe potuto rispondere qualcosa del tipo non era mia intenzione far fallo di fuorigioco, mi spiace per l’irregolarità, non sarebbe stato goal ma la regola è che se l’arbitro non vede goal è, tant’è!
invece ha risposto: felice per il goal! (con la faccia di: del resto e che me frega)
peccato, non per lui, per noi che sempre più ci imbottiamo della convinzione ammodernata de il fine giustifica i mezzi.
per il proprio vantaggio si può fare e dire qualunque cosa impunemente: peccato!

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