i problemi veri

sto seguendo anno zero, immagini di atrocità, parole, le precisazioni: noi non siamo lì in guerra ma in missione di pace, per dare sicurezza e portare aiuti… e inquadrano una fila di cassonetti per le immondizie!
un tot di cassonetti che noi abbiamo donato agli afgani, per aiuti.
ma come?!
cassonetti per la spazzatura!!
ma in tutto quel casino, case bombardate, feriti e morti… ma te li vedi sti afgani che girano fra le macerie con un sacchetto di immondizia in mano, che non sanno che fare, che dicono: cazzo! ma dove la butto sta roba?? possibile che non ci date una mano? dove la butto sta spazzatura?
capito? quando si dice: “i problemi veri”.

Annunci
Pubblicato su riflessioni. 6 Comments »

sten1

allora: volevo cominciare con la cosa della stellina ma non mi pare ancora il momento, manco fosse chissà che!, perché… lo faccio un’altra volta.
sono stato chiaro?
quindi comincerò con un’altra storia di un’altra stellina.
questa è una storia vecchia bacucca, ormai, che determinò svolte epocali nella mia epoca (vita) nonostante io mi ci fossi buttato dentro senza pensarci troppo e senza alcuna aspettativa particolare, tranne l’essere autosufficiente, e nonostante io l’abbia affrontata con la stessa noncuranza e superficialità che aveva determinato la scelta.
o, forse, proprio per questo.
ormai avevo quasi 26 anni, stavo per finire l’università dopo un anno e mezzo all’agusta, stavo ancora a casa di mamma e papà (questo è un altro dramma!!) e ancora dovevo assolvere alla leva obbligatoria.
da un lato meno male che era obbligatoria (la leva) così ero costretto ad uscire da sta cavolo di casa o, forse, sarebbe più corretto dire che sono stati costretti loro, a lasciarmi andare.
insomma: se fai il soldato semplice rischi pure che ti riavvicinano a casa!! eh no! e poi sarei “a carico” completo: morale, materiale, economico, temporale, burrasca e ciclone.
fino a quel momento avevo sempre, saltuariamente, fatto qualcosa di remunerato.
quindi: scuola allievi ufficiali di complemento.
si lo so… ma tu fai il tuo, certo ti fanno un po’ il culo, sono 4/5 mesi, esci e ti pagano e se vuoi puoi anche dormire fuori dalla caserma!!
e poi la faccio in aeronautica e mi prendo il brevetto.
ho fatto ingegneria aeronautica perché da piccolo dicevo che volevo fare il pilota (io intendevo di auto da corsa) e da più grande ero affascinato dalle hostess e dalle voci che dicevano “din don è in partenza il volo xy che va da qua a là”:  allora mi appostavo lungo la pista di linate (c’è, o c’era, una stradina che ci gira tutt’intorno) e aspettavo che decollasse sto cosone con un frastuono… più tuono che fras, che si allontanava alzandosi miracolosamente sempre di più… e io pensavo che era pieno di persone che seppur rinchiuse nello stesso spazio angusto e dirette verso lo stesso punto, avevano ognuna una vita, una storia, un passato e un’aspettativa, amori finiti o sul nascere, lavori interessanti o opachi, la coscienza candida o lurida ed ognuna lasciava qualcosa o qualcuno, andava da qualcosa o da qualcuno,  fuggiva, tornava, viaggiava… ora è scesa ad hong kong, col cappottino rosa, si avvia leggera e sorridente verso una grande porta a vetri, tende leggermente il braccio, la mano in un guanto nero, non vedo il volto, non vedo più… chissà dove va? e perché? come andrà e come finirà? cosa mangerà tra un’ora? in che lingua comunicherà? la sua? un’altra? con chi? perché?
ormai è deciso.
così vado in piazzale novelli, a milano, dove c’è il o un comando di qualcosa di aeronautica militare… non mi ricordo più.

Pubblicato su diario. 3 Comments »

sten1

allora: volevo cominciare con la cosa della stellina ma non mi pare ancora il momento, manco fosse chissà che!, perché… lo faccio un’altra volta.
sono stato chiaro?
quindi comincerò con un’altra storia di un’altra stellina.
questa è una storia vecchia bacucca, ormai, che determinò svolte epocali nella mia epoca (vita) nonostante io mi ci fossi buttato dentro senza pensarci troppo e senza alcuna aspettativa particolare, tranne l’essere autosufficiente, e nonostante io l’abbia affrontata con la stessa noncuranza e superficialità che aveva determinato la scelta.
o, forse, proprio per questo.
ormai avevo quasi 26 anni, stavo per finire l’università dopo un anno e mezzo all’agusta, stavo ancora a casa di mamma e papà (questo è un altro dramma!!) e ancora dovevo assolvere alla leva obbligatoria.
da un lato meno male che era obbligatoria (la leva) così ero costretto ad uscire da sta cavolo di casa o, forse, sarebbe più corretto dire che sono stati costretti loro, a lasciarmi andare.
insomma: se fai il soldato semplice rischi pure che ti riavvicinano a casa!! eh no! e poi sarei “a carico” completo: morale, materiale, economico, temporale, burrasca e ciclone.
fino a quel momento avevo sempre, saltuariamente, fatto qualcosa di remunerato.
quindi: scuola allievi ufficiali di complemento.
si lo so… ma tu fai il tuo, certo ti fanno un po’ il culo, sono 4/5 mesi, esci e ti pagano e se vuoi puoi anche dormire fuori dalla caserma!!
e poi la faccio in aeronautica e mi prendo il brevetto.
ho fatto ingegneria aeronautica perché da piccolo dicevo che volevo fare il pilota (io intendevo di auto da corsa) e da più grande ero affascinato dalle hostess e dalle voci che dicevano “din don è in partenza il volo xy che va da qua a là”:  allora mi appostavo lungo la pista di linate (c’è, o c’era, una stradina che ci gira tutt’intorno) e aspettavo che decollasse sto cosone con un frastuono… più tuono che fras, che si allontanava alzandosi miracolosamente sempre di più… e io pensavo che era pieno di persone che seppur rinchiuse nello stesso spazio angusto e dirette verso lo stesso punto, avevano ognuna una vita, una storia, un passato e un’aspettativa, amori finiti o sul nascere, lavori interessanti o opachi, la coscienza candida o lurida ed ognuna lasciava qualcosa o qualcuno, andava da qualcosa o da qualcuno,  fuggiva, tornava, viaggiava… ora è scesa ad hong kong, col cappottino rosa, si avvia leggera e sorridente verso una grande porta a vetri, tende leggermente il braccio, la mano in un guanto nero, non vedo il volto, non vedo più… chissà dove va? e perché? come andrà e come finirà? cosa mangerà tra un’ora? in che lingua comunicherà? la sua? un’altra? con chi? perché?
ormai è deciso.
così vado in piazzale novelli, a milano, dove c’è il o un comando di qualcosa di aeronautica militare… non mi ricordo più.

Pubblicato su diario. 3 Comments »

paccoMaxi

controllo sul loro sito
poi mi presento all’ufficio postale un po’ più in la perché quelli dell’ufficio di qua sono antipatici e non li reggo.
dunque mi presento co sto pacco un metro per un metro e dico: paccomaxi.
paccoche?
paccomaxi!
a noi non ci risulta.
come non vi risulta, è sul sito: paccomaxi chili, misure euro 25!
allora loro, gentilissime, cominciano a telefonare agli uffici postali vicini, poi i provinciali, regionali, nazionali e ministero.
ogni volta: pronto sono tizia, ufficio nr xxx, matricola nr yyy, password zzz, parola segreta abc, risposta pincopalla… che palla!
dopo circa una mezz’oretta il responso: vada ad opicina, lì troverà la lettera di vettura, la compili e poi vada al cpo di trieste, in zona industriale (cioè dall’altra parte della città).
vabbè, loro sono state gentilissime, grazie e vado.
opicina, un quindici chilometri abbondanti, gentili anche qui: mi aspettavano e sapevano già, mi danno la lettera di vettura in cambio di 25 più circa 3 di assicurazione, pago.
dico: ora lo compilo io il modulo?
dice: eh… sì.
e come fanno a sapere che ho pagato?
perché è prepagato.
e l’assicurazione?
giusto! allora le facciamo una ricevuta.
dico: certo che fino a vicenza conviene portarglielo il pacco!
dice: eh sì, e si fa anche un giretto.
bene, grazie.
prego, grazie, arrivederci…
multipla e direzione cpo, n’altra ventina scarsa di chilometri.
imbocco la camionale, la radio, musica, bel tempo, cielo azzurro, lavori in corso, macchine movimento terra, sventramenti, deviazioni, tir in coda, coda anch’io: stanno finendo l’autostrada che hanno cominciato una venticinquina d’anni fa, cinque lustri, un quarto di secolo!
insomma che sbaglio pure strada: le frecce già non dicono mai il vero e poi erano pure quelle di prima che si svincolassero a nuovo.
mi presento a 40/50 all’ora, faccio una veloce valutazione comparativa sulla segnaletica, poi sulla geografia dello svincolo, poi sulla mia destinazione ed opto per curva a destra: sbagliato!
così arrivo quasi a muggia, poi torno indietro, imbocco la strada da cui sarei dovuto arrivare ed ecco subito il cpo.
gentili anche qui (sono antipatici solo quelli del mio ufficio d’appartenenza di cap… cap! sono cambiati i cap!! anche il mio non risulta più ma mi dicono che è un errore e che in realtà esiste ancora, boh) ritirano il paccomaxi, incollano la lettera prepagata, ricevuta e saluti e baci.
ora, tornando, sto attento a dove ho sbagliato così se devo ritornare non sbaglio più.
radio, musica…. ecco qui! sono andato di là invece che di qua.
ora la strada diventa super, tipo autostrada… coda… fermi!
oh, fermi!
c’è una galleria nuova di pacca proprio davanti a me.
alcuni fanno inversione e tornano indietro.
poi molti.
non so che fare: se torno indietro mi devo fare tutta la città e ci sono due sole direttive: il lungo mare o via carducci; sul lungo mare i lavori in corso interessano una tratta di un paio di chilometri: non è l’autostrada, è un altro cantiere, molto più giovane, non più di dieci anni, solo due lustri; in via carducci il cantiere è nuovo nuovo, qualche mese, alla madonnina d’oro: un ingorgo perenne.
aspetto, va!
passa l’auto del pronto soccorso.
oh cavolo!
passa il camion dei pompieri.
oh cazzo!!
la massa inverte e se ne va.
in pochi davanti ci stringiamo, dietro coda a perdita d’occhio: vedo l’auto della polizia che lampeggia in blù elettrico.
non so che fare: se torno indietro… già detto, ma si ripropone.
un’oretta, poi si riparte.
oh, in una curvetta leggera e larga un tizio è riuscito a ribaltarsi, da solo, e a fare incendiare l’auto!!
speriamo non si sia fatto troppo male.
intanto rimugino che c’è della gente veramente assurda che quando guida è un vero pericolo pubblico e non c’entra nulla la velocità.
è solo che son loro i padroni e gli altri una mera nullità di cui non tener conto.
stanno in mezzo alla strada e non ti fanno passare manco se crepi.
non ti fanno uscire da un portone o da uno svincolo manco a morire.
si fermano i quadruplice fila per chiacchierare con uno che si appoggia al finestrino col culo in centro strada.
se vedono una cosa interessante in un negozio inchiodano in mezzo alla strada, ecc. ecc.
però il pacco è andato!!
camionale, la radio, musica, bel tempo, cielo azzurro, lavori in corso… e così in un tre orette si è risolto tutto.
fino a vicenza conviene che porto il pacco.

stellina… domani.

ultim’ora

Pubblicato su diario, pittura. 5 Comments »

ultim’ora

Pubblicato su diario, pittura. 5 Comments »

uffa!

Spett.le

Sky Italia S.r.l,
via Salaria, 1021
00138  ROMA

c.a.
Angela Gemma
Direttore Servizio Clienti

oggetto: SKY magazine

Egregio Direttore,
Le scrivo per comunicarLe che non voglio più ricevere SKY magazine, affinché ne prendiate buona nota.
Con l’occasione La informo che sulla Vostra lettera non compare alcun mittente se non il logo dell’azienda e quindi se l’indirizzo che ho rintracciato non fosse perfetto non me ne voglia.
La Vostra richiesta è di comunicare il rifiuto a ricevere il magazine via telefono: io lo ho fatto, ho ascoltato il Vostro robot e dopo 5 minuti e 07 secondi ho riagganciato.
Non metta in dubbio, sarà sulla prossima bolletta del telefono.
Lei dirà: ma avevi fretta? no, non avevo fretta ma già Vi avevo regalato 0,15 euro per minuto pari a 0,78 euro, circa millecinquecento lire, in cambio di nulla ed inoltre nulla poteva escludere che dovessi aspettare altre 2 o 3 ore.
Ora: già trovo di una certa “grettezza” che Vi facciate pagare il telefono da me, ma almeno rispondete!
Lei dirà che forse ho digitato il numero sbagliato quando conversavo col Vostro robot.
Può darsi e può darsi che Voi ci facciate conto: che uno sbaglia un paio di volte e vi regala 2 o 3 euro che, sui grandi numeri, può fruttare migliaia e migliaia di euro.
Se così non fosse avreste aggiunto a “contattare in qualsiasi momento il servizio clienti al numero 199 100 400 per comunicare la tua scelta” un semplicissimo “digitando il numero X”.
O fate conto che uno si scoccia e non disdice?
Inoltre la lettera mi è stata recapitata oggi, 21 settembre 2006, senza alcun timbro postale, per una disdetta a decorrere da 1 ottobre 2006, cioè tra 9 giorni.
In buona sostanza, come diceva quell’avvocato, “non mi avete sorpreso, per nulla”.
Sempre gli stessi trucchetti!! Anche Voi come tutti.
Ed ora prenda nota:
“non voglio più ricevere SKY magazine”

grazie
luigi perrella.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: