Basterebbe poco per abbassare la tensione

Eppure basterebbe poco per abbassare la tensione.
Non serve la rivoluzione; certo ci vogliono austerità e rigore ma basterebbe qualche esempio per abbassare la tensione e dare almeno una parvenza d’equità e… saggezza.
Vanno bene IMU e tasse varie ma se al dr. Santinelli decurtaste il milione e dispari di pensione di un 20 – 30% certo non lo si ridurrebbe né al lastrico né all’indigenza; né soffrirebbe il dr. Luis Durnwalder se equiparaste il suo stipendio a quello del presidente degli Stati Uniti d’America; se licenziaste la dott.ssa Minetti dareste un segnale di fiducia nella meritocrazia; se le Fondazioni Bancarie fossero assoggettate all’IMU come i pensionati poveri; se rinunciassimo ai 30 e dispari bombardieri; se si rivedesse un attimo la necessità di trasferire mozzarelle o benestanti con un treno da 400 all’ora; se si decidesse di utilizzare l’esercito per finire definitivamente la Salerno – Reggio Calabria; se rivedeste gli stipendi di uscieri e barbieri di Montecitorio, se…, se…, se…
Si abbasserebbe la tensione.

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Amy

Il nostro giorno verrà e realizzeremo ogni cosa
Condivideremo la gioa che solo l’amore può dare
Nessuno può dirmi che sono troppo giovane per sapere che ti amo così tanto
E tu ami me
Il nostro giorno verrà se solo avremo un po’ di pazienza
Nessuna lacrima per noi, facciamo l’amore e sorridiamo
I nostri sogni sono magici
Perchè ci ameremo così per sempre
I nostri sogni sono magici
Perchè ci ameremo così per sempre
Il nostro giorno verrà

Amministrative.

Il successo del sindaco Tosi non è un riconoscimento alla Lega, anzi! E’ un voto che prescinde dalla Lega e la relega a poco o per nulla importante di fronte al buon lavoro del sindaco in quanto tale. Senza Lega di mezzo Tosi avrebbe preso ancora più voti solo perché i suoi cittadini lo riconoscono come bravo sindaco e cioè capace di svolgere bene il lavoro per fare il quale viene eletto.
Per Tosi la Lega è una zavorra, non una propulsione.
Il PDL perde voti e loro pensano dipenda dall’appoggio che danno al Governo Monti ed al diminuito gradimento dello stesso presso la cittadinanza.
Anche io penso che dipenda dal Governo Monti e più precisamente dal fatto che esso esiste e dalla ragione per cui esiste: esiste perché il Governo precedente è stato costretto alla ritirata a seguito del riconosciuto stato di scatafascio dell’Italia e la perdita di voti del PDL è conseguente all’aver così efficacemente contribuito a detto scatafascio.

La spocchia

Ascolto l’Arena di Giletti su RAI 1… é diverso l’atteggiamento dell’imprenditore, piccolo artigiano o libero professionista che non é in regola, che magari ha imbrogliato un po’, evaso tasse… ma sempre e comunque nella sua responsabilità e correndo rischi in proprio, dalla spocchia del funzionario di stato che applica ciecamente e acriticamente le regole, senza porsi problemi, tutelato dalle certezza del suo status e nascosto dietro responsabilità che non sono mai sue ma sempre di impalpabili entità superiori.

Il contributo minimo

Il primo punto è che deve esistere un “contributo” minimo pagato dalla comunità a tutti, sia a chi lavora sia a coloro che non hanno un lavoro o non vogliono lavorare.
La pensione minima di vecchiaia verrebbe sostituita dal contributo minimo.
Il contributo minimo verrebbe erogato a partire dalla maggiore età a patto di uscire dalla famiglia ed avviare una vita propria ed autonoma.
Il contributo minimo deve consentire un livello di vita “dignitoso” al destinatario.
Il destinatario può essere una persona singola o un gruppo famigliare; il contributo sarà versato per intero al capofamiglia e per percentuali decrescenti al coniuge e via via a figli ed altri membri appartenenti al nucleo (stato di famiglia) e condividenti lo stesso domicilio; le percentuali saranno commisurate al raggiungimento della “dignità minima” del destinatario (singolo o gruppo).
Il livello di “dignità minima” è il risultato di un calcolo sulle condizioni medie di vita nella comunità e sulle esigenze, imprescindibili, necessarie per vivere in quella comunità: quindi sicuramente una casa, cibo, acqua luce e gas, vestiti, televisione, automobile e la possibilità di una minima vita sociale: teatro, cinema, libri…
Naturalmente la casa sarà una casa popolare con il minimo numero di vani necessario e sufficiente al beneficiario; il cibo sarà di base e sicuramente non comprenderà pasticcini, caviale e champagne; il consumo di acqua, luce e gas non potrà superare un limite stabilito e trasformarsi in spreco; i vestiti non saranno griffati ma semplicemente adatti alla loro funzione di base, ecc…
Il contributo minimo è una condizione costante per tutti i cittadini, per tutta la loro esistenza in vita, e la retribuzione da lavoro è sempre una aggiunta a quel contributo.
Se il contributo fosse di 1.500 €/mese, il lavoro X (centralinista, ingegnere capo o ministro) genererebbe un emolumento aggiuntivo; per esempio 1.000 €/mese.
Quindi il cittadino percepirebbe 1.500 €/mese di contributo minimo dallo Stato e 1.000 €/mese di addizionale dal datore di lavoro, per un totale di 2.500 €/mese; la tassazione non potrà mai superare il 50% (?) della quota da lavoro (1.000 €/mese nel nostro esempio) e questo “modo” impedirebbe il perpetrarsi di crimini del tipo “incasso sia il contributo che lo stipendio” perché lo stipendio è sempre al netto del contributo.
La tassazione abbatte l’onere dello Stato, sopra un certo livello di stipendio lo annulla e oltre genera i fondi necessari allo Stato per svolgere tutte le sue attività.

La giustizia deve essere gratuita (a carico della comunità), in tutte le sue forme e in tutti i suoi livelli, per tutti i cittadini, perché è una delle massime espressioni di civiltà di una comunità.
La giustizia deve essere progettata in funzione della gravità del fatto in giudizio: un conto è un omicidio o una bancarotta fraudolenta e un conto è una lite condominiale o un ritardato pagamento; nel secondo caso la lite deve risolversi in una unica udienza, senza avvocati ma solo con un gruppo (3?) di giudici (saggi!!!) che, ascoltate le parti per un massimo di un’ora (?) per parte, emette una sentenza insindacabile e definitiva.

La scuola deve essere gratuita (a carico della comunità), in tutte le sue forme e in tutti i suoi livelli, per tutti i cittadini, perché la comunità non può permettersi di perdere l’occasione di accrescere il suo valore attraverso la cultura distribuita al suo interno né può rinunciare a menti eccelse solo perché provenienti da fasce sociali “a dignità minima”.
La scuola deve essere seria, selettiva e orientativa; seria nel senso che deve pretendere da sé stessa di trasmettere la conoscenza e deve essere un presidio di valore civico; selettiva nel senso che il diritto all studio deve essere a pannaggio di chi da detto diritto trae effettivo arricchimento; orientativa perché deve farsi carico di valutare le caratteristiche (i talenti?) degli studenti e deve aiutarli ad operare scelte giuste e coerenti con la propria personalità orientandone gli studi.

L’assistenza sanitaria deve essere gratuita (a carico della comunità) nelle forme necessarie e sufficienti a garantire la salute dell’intera popolazione della comunità perché questo rappresenta un elevato valore della comunità stessa; non sarà invece gratuita per le attività rivolte al benessere che sta oltre la buona salute, come palestre, chirurgia estetica mirata all’immagine, fanghi, occhiali griffati, stazioni balneari ecc…

cara Lega…

Se fosse vero tutto quello che va emergendo (secondo la Vs. dirigenza deve essere vero visti i provvedimenti presi) vorrebbe dire che la Magistratura dello Stato, più disincantata di voi, vi ha reso l’immenso servizio di scovare al vostro interno, proprio nel cuore del partito, un delinquente comune.
Voi, in assoluta buone fede e non ne ho dubbio, avete affidato la vostra cassa e quindi la vostra casa a un ladro delinquente colluso e complice di associazioni mafiose o ndranghetiste, sempre se è vero quel che emerge.
Se la Magistratura dello Stato non lo avesse scovato e smascherato starebbe ancora al suo posto, magari ricattandovi, continuando a perpetrare crimini coinvolgenti il vostro partito.
Un rischio enorme, ne convenite?
Quindi il vostro presidente e la vostra dirigenza tutta dovrebbero ringraziare la Magistratura dello Stato e non instillare nella vostra base il dubbio che si tratti di una manovra tesa a delegittimare il partito; cosa avreste preferito? tenervi Belsito??
Se lo Stato avesse voluto danneggiarvi avrebbe insabbiato tutto e atteso la vostra disgregazione dall’interno a seguito di fallimenti finanziari, faide, vendette e ricatti.

come diminuire la spesa corrente dello Stato

PREMESSA

La maggiore necessità finanziaria dello Stato è data dalla spesa corrente: gli stipendi.
La macchina dello Stato produce servizi per i cittadini con molta inefficienza.
Il numero di dipendenti è largamente esorbitante le reali necessità produttive.
Ci sono larghe fasce di dipendenti “infedeli” che approfittano della situazione e percepiscono lo stipendio pur essendo più assenti che presenti e, quando presenti, ben poco efficaci.
La fascia dei dirigenti è inquinata da personaggi di assai dubbie capacità e/o di acclarata provenienza clientelare.
Siccome parliamo della “spesa corrente” dobbiamo intendere per dipendenti pubblici tutti coloro che, per la loro prestazione lavorativa, percepiscono denaro direttamente o indirettamente dallo Stato, a qualsiasi titolo: si va quindi dal Presidente della Repubblica all’ultimo precario co.co.qualcosa che, incaricato da un professionista privato che ha una consulenza da un ente pubblico x, distribuisce volantini.

Intervenire sul numero dei dipendenti pubblici licenziandone una parte significherebbe incidere sensibilmente sulla composizione sociale della popolazione essendo altissimo il numero di detti dipendenti: milioni di persone.
Interventi di licenziamento significherebbero l’immissione nella società di centinaia di migliaia di persone senza più un reddito, disperate e deprimenti l’economia di mercato generale, con successiva manifestazione di proteste, forse violente, e gesti estremi.

PROPOSTA

Il mio intervento non è punitivo ma mira solamente ed esclusivamente alla produzione di servizi migliori e più efficienti per i cittadini e per tutto lo Stato seppur con la possibilità di una diminuzione della spesa corrente.
Divido l’azione percorribile in due aree:
classe dirigente e classe impiegatizia/operaia.

Classe dirigente: nessuna pietà!

1) Decadenza immediata del principio di “diritto acquisito” e allontanamento immediato di tutti coloro che non hanno requisiti, conoscenze e meriti documentati (curricula) adatti a poter svolgere le funzioni proprie del loro mandato. Lo Stato non ha bisogno (per esempio) della sig.na Minetti alla Regione Lombardia, né del dott. Belsito alla vicepresidenza di Fincantieri, né del dott. Scilipoti in Parlamento; la sostituzione di simili dirigenti con personalità di provata competenza produrrebbe effetti positivi sia nell’organizzazione del lavoro che nella definizione e il raggiungimento degli obbiettivi degli enti per cui lavorano.

2) I dirigenti dello Stato non devono avere doppi incarichi ma devono lavorare solo ed esclusivamente per un ente, otto ore al giorno, con l’unico obbiettivo di far funzionare al meglio quell’ente. Il dott. Mastrapasqua dice di sapersi organizzare bene nei suoi 25 incarichi: cosa succederebbe se lavorasse 8 ore al giorno ad un solo incarico? Vediamo, per esempio, se lavorasse solo per l’INPS:
– si libererebbero 24 posti di lavoro dirigenziale
– si libererebbero un paio di posti dirigenziali all’INPS perché il loro lavoro verrebbe svolto direttamente dal dott. Mastrapasqua
– sarebbe sicuramente più coinvolto negli obbiettivi del suo lavoro
– sarebbe sicuramente più coinvolto nella organizzazione del lavoro sia del suo staff dirigenziale che di tutto l’ente perché sarebbe direttamente a contatto con la quotidianità dello svolgersi del lavoro e come un bravo manager privato dovrebbe preoccuparsi:
– di sentire settimanalmente e direttamente tutti i suoi dirigenti;
– di visitare le sedi;
– di indire e organizzare riunioni operative e di partecipare ad esse, anche nelle sedi più periferiche, per essere perfettamente a conoscenza della “macchina”, per ricevere le istanze, per comunicare gli obbiettivi, per motivare i dipendenti, per verificare gli andamenti: dalla pulizia dei pavimenti alla gestione finanziaria;
– di ricevere (dal ministro), elaborare e verificare gli obbiettivi;
– di constatare contestare e risolvere le inefficienze, dalla fotocopiatrice all’impiegato scorbutico o poco efficiente…

invece si “limita” a discorsi filosofici sui massimi sistemi e sulla interpretazione di dati e tabelle che, probabilmente, non sa né da chi né come sono stati prodotti. Per far bene il presidente dell’?INPS otto ore al giorno mi sa che non bastano, altro che 25 incarichi!

Classe impiegatizia e operaia:

Tutti coloro che non danno rendimenti sufficienti a giustificare la loro permanenza in attività lavorativa devono poter essere lasciati a casa mantenendo inalterato il loro diritto allo stipendio nella stessa identica quantità e qualità che se fossero rimasti attivi.
L’ente X che nella sede Y ha 100 dipendenti il cui lavoro potrebbe essere svolto da 70 dipendenti efficienti provvede a selezionare e proporre a 30 dipendenti la soluzione “a casa pagato”.

Vantaggi:
– La spesa corrente diminuirebbe, seppur di poco, perché sarebbe necessaria una minore quantità di infrastrutture e di servizi: 70 scrivanie invece di 100, 70 computer invece di 100, 70 uffici invece di 100 e così via; con risparmio di metri quadrati occupati che potrebbero essere messi a reddito, con risparmio di energia elettrica, riscaldamento, pulizie ecc.
– La motivazione media dei 70 rimasti sarebbe molto più alta di quella dei precedenti 100 per due ragioni: il riconoscimento della propria utilità e professionalità (chi non ne ha dimostrata sta “a casa pagato”) e la partecipazione “appassionata” al proprio lavoro e al raggiungimento degli obbiettivi.
– Nei 70 rimasti sarebbe mediamente più alto che nei precedenti 100 il desiderio e la pulsione a far funzionare meglio le cose perché i 70 rimasti non avrebbero più né il freno né psicologico né operativo dei 30 che prima o erano assenti o intralciavano il lavoro.

Il risultato sarebbe la produzione di servizi più efficienti e quindi migliori per il cittadino e conseguentemente un miglior funzionamento della macchina dello Stato.
Per percepire “il vantaggio” bisogna provare ad immaginare l’applicazione del metodo a livello globale, per esempio: le Province sono inutili? Bene, si chiudono e tutti i dipendenti restano “a casa pagati”. Si liberano un tot di immobili di prestigio che possono essere venduti o affittati; decadono bollette milionarie di acqua luce e gas; non sono più necessarie spese di manutenzioni ordinarie e straordinarie; la burocrazia si snellisce; tutti i freni e gli inghippi che prima servivano a giustificare l’esistenza delle Province non ci sarebbero più.
(Nessuno di voi conosce direttamente un dipendente pubblico che per vicende di alternanze politiche dell’amministrazione o vicende diverse è decaduto da un incarico, non ne ha ricevuto uno nuovo e continua a mantenere il suo posto di lavoro con tanto di scrivania senza avere qualcosa da fare? Io sì! Ne conosco almeno una mezza dozzina.)

La gestione di questa fase sarebbe cosa delicata, complessa e difficile; dovrebbe essere affidata ai dirigenti ma solo dopo l’applicazione delle innovazioni di cui in precedenza e quindi non alla sig.na Minetti, né al dott. Belsito né al dott. Scilipoti mentre penso che il dott. Mastrapasqua potrebbe riuscirci ma solo a patto di lavorare solo per l’INPS.

Ai rimasti “a casa pagati” dovrebbe essere applicato un regime più o meno di questo tipo:

1) divieto assoluto di generare redditi di qualunque tipo e con qualunque attività, pena il decadimento del diritto ad essere pagati;
2) obbligo a partecipare a corsi di riqualificazione volti a definire le loro reali vocazioni (che lavoro ti piacerebbe fare?) e a realizzare i prerequisiti necessari a svolgere quei lavori;
3) obbligo a sperimentarsi in quei nuovi lavori (lo stipendio rimane quello erogato dallo Stato ma il datore di lavoro contribuirebbe in una quota parte)
4) possibilità di mantenere a vita la sicurezza dello stipendio dello Stato, pur svolgendo un lavoro diverso presso una azienda privata, con le seguenti limitazioni:
– per il lavoratore l’impossibilità di percepire qualsiasi tipo di “premio” o “aumento di stipendio” da parte della azienda privata datrice del lavoro; per esempio: sei rimasto “a casa pagato” con 1.500 €/mese? Continui a percepire 1.500 €/mese anche se vai a fare l’Amministratore Delegato di una multinazionale a meno che rinunci allo stipendio dello Stato.
– per l’azienda privata datrice del lavoro l’onere di una quota parte dello stipendio, che lo Stato elargisce al dipendente, da devolvere direttamente allo Stato nella forma di una pagamento mensile alla Agenzia delle Entrate pari all’x% (50?) dello stipendio.
Sono evidenti i vantaggi per tutti:
Il lavoratore sperimenta nuove possibilità di vita
Lo Stato recupera una parte della spesa
L’azienda privata ha un minor costo del lavoro

Chi (tra i rimasti a casa pagati) decidesse di non voler fare null’altro che godersi la vita ne avrebbe facoltà mantenendo inalterato il diritto a percepire lo stipendio dello Stato, senza aumenti, scatti ecc., fino alla maturazione della pensione.
Per la comunità sarebbe comunque un costo inferiore a quello che avrebbe dovuto sostenere, sia in termini economici che di servizi ricevuti, per mantenergli gli stessi privilegi insieme al posto di lavoro mentre il lavoratore “a casa pagato” contribuirebbe al mercato senza dover subire lo stress del licenziamento e di tutte le sue conseguenze.

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