come diminuire la spesa corrente dello Stato

PREMESSA

La maggiore necessità finanziaria dello Stato è data dalla spesa corrente: gli stipendi.
La macchina dello Stato produce servizi per i cittadini con molta inefficienza.
Il numero di dipendenti è largamente esorbitante le reali necessità produttive.
Ci sono larghe fasce di dipendenti “infedeli” che approfittano della situazione e percepiscono lo stipendio pur essendo più assenti che presenti e, quando presenti, ben poco efficaci.
La fascia dei dirigenti è inquinata da personaggi di assai dubbie capacità e/o di acclarata provenienza clientelare.
Siccome parliamo della “spesa corrente” dobbiamo intendere per dipendenti pubblici tutti coloro che, per la loro prestazione lavorativa, percepiscono denaro direttamente o indirettamente dallo Stato, a qualsiasi titolo: si va quindi dal Presidente della Repubblica all’ultimo precario co.co.qualcosa che, incaricato da un professionista privato che ha una consulenza da un ente pubblico x, distribuisce volantini.

Intervenire sul numero dei dipendenti pubblici licenziandone una parte significherebbe incidere sensibilmente sulla composizione sociale della popolazione essendo altissimo il numero di detti dipendenti: milioni di persone.
Interventi di licenziamento significherebbero l’immissione nella società di centinaia di migliaia di persone senza più un reddito, disperate e deprimenti l’economia di mercato generale, con successiva manifestazione di proteste, forse violente, e gesti estremi.

PROPOSTA

Il mio intervento non è punitivo ma mira solamente ed esclusivamente alla produzione di servizi migliori e più efficienti per i cittadini e per tutto lo Stato seppur con la possibilità di una diminuzione della spesa corrente.
Divido l’azione percorribile in due aree:
classe dirigente e classe impiegatizia/operaia.

Classe dirigente: nessuna pietà!

1) Decadenza immediata del principio di “diritto acquisito” e allontanamento immediato di tutti coloro che non hanno requisiti, conoscenze e meriti documentati (curricula) adatti a poter svolgere le funzioni proprie del loro mandato. Lo Stato non ha bisogno (per esempio) della sig.na Minetti alla Regione Lombardia, né del dott. Belsito alla vicepresidenza di Fincantieri, né del dott. Scilipoti in Parlamento; la sostituzione di simili dirigenti con personalità di provata competenza produrrebbe effetti positivi sia nell’organizzazione del lavoro che nella definizione e il raggiungimento degli obbiettivi degli enti per cui lavorano.

2) I dirigenti dello Stato non devono avere doppi incarichi ma devono lavorare solo ed esclusivamente per un ente, otto ore al giorno, con l’unico obbiettivo di far funzionare al meglio quell’ente. Il dott. Mastrapasqua dice di sapersi organizzare bene nei suoi 25 incarichi: cosa succederebbe se lavorasse 8 ore al giorno ad un solo incarico? Vediamo, per esempio, se lavorasse solo per l’INPS:
– si libererebbero 24 posti di lavoro dirigenziale
– si libererebbero un paio di posti dirigenziali all’INPS perché il loro lavoro verrebbe svolto direttamente dal dott. Mastrapasqua
– sarebbe sicuramente più coinvolto negli obbiettivi del suo lavoro
– sarebbe sicuramente più coinvolto nella organizzazione del lavoro sia del suo staff dirigenziale che di tutto l’ente perché sarebbe direttamente a contatto con la quotidianità dello svolgersi del lavoro e come un bravo manager privato dovrebbe preoccuparsi:
– di sentire settimanalmente e direttamente tutti i suoi dirigenti;
– di visitare le sedi;
– di indire e organizzare riunioni operative e di partecipare ad esse, anche nelle sedi più periferiche, per essere perfettamente a conoscenza della “macchina”, per ricevere le istanze, per comunicare gli obbiettivi, per motivare i dipendenti, per verificare gli andamenti: dalla pulizia dei pavimenti alla gestione finanziaria;
– di ricevere (dal ministro), elaborare e verificare gli obbiettivi;
– di constatare contestare e risolvere le inefficienze, dalla fotocopiatrice all’impiegato scorbutico o poco efficiente…

invece si “limita” a discorsi filosofici sui massimi sistemi e sulla interpretazione di dati e tabelle che, probabilmente, non sa né da chi né come sono stati prodotti. Per far bene il presidente dell’?INPS otto ore al giorno mi sa che non bastano, altro che 25 incarichi!

Classe impiegatizia e operaia:

Tutti coloro che non danno rendimenti sufficienti a giustificare la loro permanenza in attività lavorativa devono poter essere lasciati a casa mantenendo inalterato il loro diritto allo stipendio nella stessa identica quantità e qualità che se fossero rimasti attivi.
L’ente X che nella sede Y ha 100 dipendenti il cui lavoro potrebbe essere svolto da 70 dipendenti efficienti provvede a selezionare e proporre a 30 dipendenti la soluzione “a casa pagato”.

Vantaggi:
– La spesa corrente diminuirebbe, seppur di poco, perché sarebbe necessaria una minore quantità di infrastrutture e di servizi: 70 scrivanie invece di 100, 70 computer invece di 100, 70 uffici invece di 100 e così via; con risparmio di metri quadrati occupati che potrebbero essere messi a reddito, con risparmio di energia elettrica, riscaldamento, pulizie ecc.
– La motivazione media dei 70 rimasti sarebbe molto più alta di quella dei precedenti 100 per due ragioni: il riconoscimento della propria utilità e professionalità (chi non ne ha dimostrata sta “a casa pagato”) e la partecipazione “appassionata” al proprio lavoro e al raggiungimento degli obbiettivi.
– Nei 70 rimasti sarebbe mediamente più alto che nei precedenti 100 il desiderio e la pulsione a far funzionare meglio le cose perché i 70 rimasti non avrebbero più né il freno né psicologico né operativo dei 30 che prima o erano assenti o intralciavano il lavoro.

Il risultato sarebbe la produzione di servizi più efficienti e quindi migliori per il cittadino e conseguentemente un miglior funzionamento della macchina dello Stato.
Per percepire “il vantaggio” bisogna provare ad immaginare l’applicazione del metodo a livello globale, per esempio: le Province sono inutili? Bene, si chiudono e tutti i dipendenti restano “a casa pagati”. Si liberano un tot di immobili di prestigio che possono essere venduti o affittati; decadono bollette milionarie di acqua luce e gas; non sono più necessarie spese di manutenzioni ordinarie e straordinarie; la burocrazia si snellisce; tutti i freni e gli inghippi che prima servivano a giustificare l’esistenza delle Province non ci sarebbero più.
(Nessuno di voi conosce direttamente un dipendente pubblico che per vicende di alternanze politiche dell’amministrazione o vicende diverse è decaduto da un incarico, non ne ha ricevuto uno nuovo e continua a mantenere il suo posto di lavoro con tanto di scrivania senza avere qualcosa da fare? Io sì! Ne conosco almeno una mezza dozzina.)

La gestione di questa fase sarebbe cosa delicata, complessa e difficile; dovrebbe essere affidata ai dirigenti ma solo dopo l’applicazione delle innovazioni di cui in precedenza e quindi non alla sig.na Minetti, né al dott. Belsito né al dott. Scilipoti mentre penso che il dott. Mastrapasqua potrebbe riuscirci ma solo a patto di lavorare solo per l’INPS.

Ai rimasti “a casa pagati” dovrebbe essere applicato un regime più o meno di questo tipo:

1) divieto assoluto di generare redditi di qualunque tipo e con qualunque attività, pena il decadimento del diritto ad essere pagati;
2) obbligo a partecipare a corsi di riqualificazione volti a definire le loro reali vocazioni (che lavoro ti piacerebbe fare?) e a realizzare i prerequisiti necessari a svolgere quei lavori;
3) obbligo a sperimentarsi in quei nuovi lavori (lo stipendio rimane quello erogato dallo Stato ma il datore di lavoro contribuirebbe in una quota parte)
4) possibilità di mantenere a vita la sicurezza dello stipendio dello Stato, pur svolgendo un lavoro diverso presso una azienda privata, con le seguenti limitazioni:
– per il lavoratore l’impossibilità di percepire qualsiasi tipo di “premio” o “aumento di stipendio” da parte della azienda privata datrice del lavoro; per esempio: sei rimasto “a casa pagato” con 1.500 €/mese? Continui a percepire 1.500 €/mese anche se vai a fare l’Amministratore Delegato di una multinazionale a meno che rinunci allo stipendio dello Stato.
– per l’azienda privata datrice del lavoro l’onere di una quota parte dello stipendio, che lo Stato elargisce al dipendente, da devolvere direttamente allo Stato nella forma di una pagamento mensile alla Agenzia delle Entrate pari all’x% (50?) dello stipendio.
Sono evidenti i vantaggi per tutti:
Il lavoratore sperimenta nuove possibilità di vita
Lo Stato recupera una parte della spesa
L’azienda privata ha un minor costo del lavoro

Chi (tra i rimasti a casa pagati) decidesse di non voler fare null’altro che godersi la vita ne avrebbe facoltà mantenendo inalterato il diritto a percepire lo stipendio dello Stato, senza aumenti, scatti ecc., fino alla maturazione della pensione.
Per la comunità sarebbe comunque un costo inferiore a quello che avrebbe dovuto sostenere, sia in termini economici che di servizi ricevuti, per mantenergli gli stessi privilegi insieme al posto di lavoro mentre il lavoratore “a casa pagato” contribuirebbe al mercato senza dover subire lo stress del licenziamento e di tutte le sue conseguenze.

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2 Risposte to “come diminuire la spesa corrente dello Stato”

  1. piero Says:

    Ciao Luigi.
    Concordo appiano con Te … ma per poter far tutto ciò ci vorrebbe un tiranno illuminato.
    Personalmente, ben conoscendo la tua profonda onestà intellettuale, ti darei subito il mio voto, ma non tutti ragionano allo stesso modo, talvolta ciò che uno riten giusto un’altro lo valuta sbagliato, poi … che cos’è il bianco e che cos’è il grigio chiaro?
    Magari ci vediamo una sera quando vuoi e approfondiamo davanti ad una pizza, se ti va bene potremmo fare al Bar Casablanca.
    Piero.

  2. luigi Says:

    facciamo direttamente a Casablanca, dai!


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