Il caso Pastorius…

..che poi non è un caso ma solo un evento, nello sport, che sollecita, a me, questa riflessione.
Mi rendo perfettamente conto di quanto la faccenda sia delicata e irta di insidie e per questo voglio premettere, e spero d’essere chiaro, che:
1) non c’è nulla di personale, anche perché la riflessione non è circa la persona Pastorius, che non conosco, di cui l’unica cosa che “vedo” è che deve essere un uomo dotato di due palle gigantesche e di un amore così grande e sincero per la vita che nemmeno riesco ad immaginarmelo
2) non c’è nulla di discriminatorio perché non ho alcuna intenzione o presunzione di mettermi a dire se, cosa, come e perché questo o quello sia giusto o sbagliato
3) la mia unica intenzione è di mettere in evidenza come la distorsione della mente umana possa generare mostruosità che, queste sì, dovrebbero essere ricusate
Sul fatto che la mente umana sia o possa essere distorta spero non ci siano obiezioni e che non sia necessario mettersi a fare esempi tipo guerre, campi di sterminio, traffico di armi, riduzione in schiavitù… doping nello sport.
E’ che il machiavellico fine che giustifica i mezzi non è una balzana ipotesi ma una lucida constatazione di una caratteristica che ci accomuna tutti; certo in modi e misure diverse: non siamo tutti assassini né tutti schiavisti, già su ladri è più complicato perché se non farsi fare fattura significa sottrarre illecitamente (cioè rubare) risorse ad altri (i concittadini), e beh… anche io sono stato ladro, qualche volta, e so che se in una prossima occasione il fine fosse di potermi permettere qualcosa grazie al minore esborso ottenibile con quel tipo di furto…
Insomma: chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Torniamo allo sport.
Nello sport non è vero che l’importante non è vincere ma partecipare.
Almeno nello sport professionale, ad alti livelli.
Il vero sportivo ha innanzi tutto un elevatissimo spirito competitivo: vuole vincere, niente balle!
E siccome il fine giustifica i mezzi, i mezzi vengono codificati, per esempio i falli nel gioco del calcio, affinché non succeda che per fare goal o per non prendere un goal uno ammazzi un altro.
Poi ci sono gli interessi economici e di potere delle società, delle federazioni, dei comitati e di avversari di diverse nazioni che in forza di diverse abitudini e regole possono permettersi questo o quell’aiuto che invece a te è (o dovrebbe essere) negato.
Insomma: nello sport c’è il doping, non ci sono cazzi!
Che poi il doping è un fatto umano che appartiene a tutta l’umanità: chi mastica foglie di coca, chi mangia funghi strambi, chi si fuma sigarette o qualunque cosa (anche gli hippies o i moderni tossici ma anche milioni di frequentatori di fumerie d’oppio o calumet della pace), chi beve vino e alcoolici sin dai tempi degli antichi egizi e ancora prima… Avanti: voglio dichiarami a una ragazza, devo fare un esame, devo parlare al mio capo, sono triste e… per farmi forza mi bevo un wischetto, anche due: è strano? é condannabile? Eppure è doping: alterare lo stato psichico alterando quello fisico al fine di raggiungere più facilmente (almeno come comune convinzione) uno scopo.
Poi c’è la scienza, con gli scienziati e le multinazionali del farmaco, che forniscono pillole che migliorano l’apprendimento, che ti tengono sveglio, che danno coraggio o ti calmano i nervi, che migliorano la memoria, che aiutano in palestra… nello sport… e si studiano anche le possibilità di mutazioni genetiche, clonazioni e trapianti (la trasfusione di sangue per aumentare i globuli rossi è già un trapianto).
E poi si vedono ragazze ventenni con baffi e barba, muscolatura da kingkong, stazza da un quintale e due e faccia con grinta da scaricatore di porto: tutto naturale.
Penso che certe volte anche la chirurgia estetica sia assimilabile al doping: se mi curo un dente malato o se lo estraggo e lo sostituisco con uno finto il fine è solo quello della mia salute, ma se ho dei denti sani ma stortini e me li raddrizzo per superare l’imbarazzo di un brutto sorriso e relazionarmi meglio col prossimo allora il fine non è più la mia salute ma una relazione sociale più “vincente”; tenendo presente che ci sono poi interventi di tutt’altra natura: il naso, il seno, la pancia e fino ad allungarsi o accorciarsi le gambe… ecco Pastorius!
Insomma: io sono convinto che c’è tanta gente che, direttamente essendo il competitore o indirettamente essendo un gestore, sarebbe disposta a tutto pur di vincere, per la fama, per la gloria e per i soldi.
Metti che con delle protesi nuove, grazie alla scienza e alla ricerca, Pastorius riesca a vincere!
Metti che diventi imbattibile!!
Che fai? Gli vieti di correre perché è imbattibile?
E se a quel punto non ristabilisci che per correre bisogna essere normodotati come fai poi a stabilire che a un nuovo atleta che si presentasse con delle protesi non siano stati amputati gli arti naturali al solo fine di vincere? Vincere per sé, per la propria nazione, per la gloria, per i soldi, per sistemare la propria famiglia e i propri figli…
Apriamo la strada ai cyborg?
Perché se la definizione di cyborg fosse “unione omeostatica costituita da elementi artificiali e un organismo biologico” allora, forse, Pastorius è già assimilabile a un cyborg.
Io personalmente mi pongo di fronte a questi scenari senza ipocrisie e non formulo né giudizi né tantomeno condanne, però non li nego.
Se poi dovessi dire “mi piacerebbe / non mi piacerebbe” allora: non mi piacerebbe; ma penso dipenda da condizionamenti culturali, da abitudine, dal privilegio d’averci le gambe mie e dal non avere spirito competitivo, nemmeno quando gioco a scopa; certo non credo assolutamente d’averci “saggezza” né che saprei fare scelte “giuste”.
Ribadisco il mio senso di ammirazione per l’uomo Pastorius e che questa è solo una mia riflessione che penso possa sollecitare anche la vostra, ognuno con le sue conclusioni.

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