se premi l’aria

fugge e va lontano,
verso un luogo imperturbato
dove il clima sia sereno
e l’afflato sia placato.

se premi l’aria

tutta l’aria fugge via:
vento e furie a ululare,
tutto investe e porta via
nessun muro la può fermare.

se premi l’aria

porta nubi e nientemeno
forma vortici e uragani;
poi la luce arcobaleno
cura i danni e da un domani.

tu migrante che aria sei?
perché il vento s’è formato?
quanto ancora soffierai?
quale pace avrai trovato?

“non mi fermo” dice il vento
“brevi soste e pace mai.
‘la risposta è nel vento’
e questo, amico, già lo sai”.

anche io son stato vento,
io che non amo il vento.
mi agita, è un tormento
ma non si può fermare:

il vento.

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5 dicembre

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elegie duinesi

la fila ne parlava alla cassa
di un ragazzo e il suo sentiero
l’improvvisa luce e il suo mistero
la nuova vita quando questa passa

li si incontrano i passanti
ci si incrocia guardando avanti
spiriti in questo purgatorio ma
il cielo azzurro è perentorio

mi dispiace questa mancanza
che mi ha invaso nella pancia
cara amica vecchia speranza
attonita stradina che avanza

inebria il blù di solo cielo e mare
e dal cielo si può volare, al mare
divenire in un balzo stella e poi
brillare senza più penare

a Rilke la via donò la sua elegia:
i suoi amori, i patimenti, la magia
io non scrivo né faccio commenti
dico solo “Amore, perché non mi prendi?”

questo mare disteso a cosa pensa?
e le pietre, rigate dal pianto del cielo?
saliscendi che puntano al sole
mentre solo cammino e ripenso

mille volte ho incontrato il mare
mille sogni gli ho voluto affidare
quando tutto potevo sperare
quando tutto potevo sognare

a lui ho donato i miei amori e le amanti
ed il futuro che mi sgambettava avanti
oggi ritorno ad ascoltare il tempo
che urla forte il suo silenzo

gente lontana a campare e contare
scompare, io vorrei scappare
non c’è pace né amichevoli segni
solo impegni ed interessi cogenti

scrivo a questo schermo bianco
una musica lontana giunge
dai fili espande e punge
e il mio cuore tiene il banco

il suo ritmo è una danza
malinconica ad oltranza
larga morbida e ondulata,
quella strada un dì agognata

i fianchi bassi e
qualche arbusto un po’ più in la
oltre la siepe il grande mare blù
silenzio, pace e libertà.

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dunque…

cercando uno spunto… zac e mi son punto!
un rosso rubino, dal piccolo ditino,
m’è stripirlato allegro, gocciforme ed ebro.
dal mignolo a sinistra, quel dito comunista!
non come il mignolo di destra sangue blù e sempre in festa.
forse è meglio andare a letto, sconsolato mi sono detto.
ma il mio plasma zampillava, sgocciolava, dilagava…
così è nato un lago, appunto, perchè senza cruna un punto
forma un ago con la punta e… coll’ago mi son punto.

morale:
se lo spunto non ce l’hai
non ti spremer troppo assai
meglio un semplice riassunto
e finire con un punto.

dunque…

cercando uno spunto… zac e mi son punto!
un rosso rubino, dal piccolo ditino,
m’è stripirlato allegro, gocciforme ed ebro.
dal mignolo a sinistra, quel dito comunista!
non come il mignolo di destra sangue blù e sempre in festa.
forse è meglio andare a letto, sconsolato mi sono detto.
ma il mio plasma zampillava, sgocciolava, dilagava…
così è nato un lago, appunto, perchè senza cruna un punto
forma un ago con la punta e… coll’ago mi son punto.

morale:
se lo spunto non ce l’hai
non ti spremer troppo assai
meglio un semplice riassunto
e finire con un punto.

volare!

il mal di vivere.
ma esiste veramente?
me lo chiedo e la mia mente non sa dirmi una parola ma se lo sguardo volgo alle mie viscere quelle sanno che quel male c’è e che non chiede perdono. ma cos’è? chi me lo spiega? perchè c’è?
cos‘è peggio della immeritata fortuna d’assenza di difetto indissolubil-mente giunta alla disprezzabile involontaria abilità a distruggere tutto: fino alla morte lenta?
e ritrovarsi raggomitolati senza più difese, avendo azzerato ogni futuro, avendo raggiunto e superato il punto di non-ripartenza, in un crepuscolo eterno e solo stelle: infinitamente lontane!

colori in festa
ma non poteva restare
voce leggera di miele sensuale
luce lenta apres l’amour

la notte si presenta
al garrire delle stelle
splendono felici e dalla festa chiamano
coi tremuli brilii

e non so ancora volare

fiori gialli

ho attraversato monti e valli ed i tuoi occhi tanto belli
e i tuoi capelli
quel candore immacolato… tu l’amore che mi ha generato per sempre l’hai fermato e mai sarò appagato perché non l’avrò mai ripagato.
fiori gialli ti ho portato, dopo un viaggio lungo e bello insieme a te ed al tuo ritornello:
guarda che bello! guarda che bello!
sai? nel paesaggio che correva c’era un monte quasi scuro, verdegiallo, ma non puro.
macchie rosse un poco schive aranciavano lo sfondo che parevan quasi vive in quell’aria leggera e svolazzante di un autunno ancora infante, fatta d’infinite goccioline della luce tralucente tra foschie e nebbioline.
poi tra monte e cielo azzurro zuccherato s’è insinuata una nuvola colorata di perlato:
sta distesa, vaporosa, appoggiata in una luce un po’ violacea, ovattata:
come un boa di visone che avvolga con passione il volto risplendente di una magica visione: verdegiallo, aranciato, sprazzi rossi, luce perla, tutto puro ed inviolato…
verso te mi son girato
guarda che bello!
tu, l’hai guardato.
monti e valli ho attraversato e fiori gialli ti ho portato.
lo so, giallo ti piace!
è il colore, tra i colori, dello splendere degli ori, dello splendere del sole
ora che siamo rimasti soli.

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