ricerca di una equità fiscale possibile

Un sistema fiscale più equo deve condiderare due aspetti fondamentali
1. come viene generato il reddito
2. come viene speso il reddito

1) Generazione del reddito

Diversi tipi di attività sono in grado di generare reddito ma occorre trovare un coefficiente che leghi il reddito prodotto dalla singola attività al coinvolgimento sociale di detta singola attività individuando un rapporto tra l’unità di reddito prodotto e il numero di persone coinvolte nella sua generazione. Per esempio:
L’azionista che con operazioni di compravendita di azioni genera un reddito pari a 100 dovrebbe essere catalogato con un rapporto 100/1 poiché genera il reddito 100 con il coinvolgimento di un’unica persona fisica (sé stesso) ed essere assoggettato ad un coefficiente di tassazione pari a 100.
L’imprenditore agricolo che genera lo stesso reddito pari a 100 impiegando nella sua azienda 99 lavoratori agricoli dovrebbe essere catalogato con un rapporto 100/100 poiché genera il reddito 100 con il coinvolgimento di 100 persone fisiche (compreso sé stesso) ed essere assoggettato ad un coefficiente di tassazione pari a 1.
Quando lo Stato definisse in “x” il valore medio delle entrate necessarie in una gestione fiscale il primo operatore sarebbe tassato di x*100, il secondo di x*1.
E’ chiaro come questa esposizione sia grezza, superficiale e priva dei necessari approfondimenti ma l’intenzione è quella di rendere evidente lo spirito che dovrebbe guidare la formazione dell’aliquota fiscale applicata al reddito: il reddito prodotto attraverso una attività che impiega lavoro distribuito su più persone fisiche con la conseguente distribuzione di ricchezza DEVE essre tassato meno, molto meno, del reddito prodotto senza alcun coinvolgimento sociale e senza redistribuzione di ricchezza derivante da lavoro.

2) Spesa del reddito

La persona fisica che ha generato reddito per sé stessa lo spende per il suo benessere.
La premessa è la definizione di benessere e dei suoi livelli attraverso l’individuazione di panieri di beni e servizi necessari e sufficielnti a definire i consumi che caratterizzano il tipo di benessere cui si riferiscono. E’ il bene o servizio che viene individuato e tassato secondo il paniere di appartenenza mentre il consumo di quel bene o servizio non definisce il livello di benessere del suo consumatore. L’identificazione dei livelli di benessere, la definizione del loro numero e delle loro caratteristiche è sicuramente complessa e non ha fine punitivo o limitante della umana tendenza a raggiungere limiti sempre più spinti di benessere ma solo di redistribuzione della ricchezza in funzione del benessere sociale medio che è anche alla base della possibilità di godere di elevati tassi di benessere. Avere una elevata possibilità di spesa in un contesto che ne impedisca la realizzazione è inutile per lo stesso portatore di ricchezza; per esempio: se compero un’automobile è necessario che ci siano le strade, la segnaletica, i semafori, i parcheggi, i garages, le stazioni di servizio, le officine meccaniche, organismi di pronto intervento in caso di incidenti, ecc.
I panieri contengono, in linea di massima, beni e servizi definiti in identico modo e che afferiscono alla soddisfazione delle stesse esigenze di benessere, con la differenza della quantità di energia (in senso lato) necessaria a produrli.
L’elenco dei beni e servizi richiede approfindite analisi e qui, solo a titolo esemplificativo, citiamo una incompleta ipotesi di classi da collocare in un paniere: alimentazione, abbigliamento, casa, salute, istruzione, energia, beni strumentali, ecc.
Ogni categoria conterrà a sua volta un elenco di singoli beni: fra gli alimentari ci sarà sicuramente il pane. Per il prodotto pane sarà possibile individuare un tipo di pane che possa essere definito “di base” per la realizzazione del livello di benessere anch’esso di base.
Per esempio il pane di base sarà quello fatto di farina tipo xx condito con questo e quel condimento, cotto in un certo modo. Risorse, materie prime, forza lavoro, investimenti ecc., necessari a produrre quel pane, trasformati in una “quantità di energia” costituiranno l’unità di misura per la valutazione di tutti i tipi di pane. Se, per esempio, a quel pane unisco olive e capperi la quantità d’energia necessaria a produrlo salirà di un tot per cento.
I panieri sono classificati proprio in funzione di queste percentuali di quantità d’energia.
Il primo paniere, quello di base e che garantisce il livello minimo accettabile di benessere, conterrà tutti i beni e servizi realizzati con il più basso livello d’energia possibile.
Quando uno di questi beni o servizi supererà del 10% (per ipotesi) il livello d’energia necessario a produrlo rispetto a quella di base passerà al secondo paniere e così via.
Ogni paniere definisce il livello di tassazione per la produzione e di valore aggiunto per il consumo.
Gli intervalli d’energia sono costanti. Il numero di panieri è illimitato.
Se il concetto di vacanza rientrasse nel benessere di base, una vacanza su Marte non potrebbe stare nel paniere successivo a una vacanza a Dubai (ammessso e non concesso che Dubai rappresenti il massimo delle vacanze sulla Terra) ma dovrebbe essere classificata in base a quante volte occorrerebbe incrementare del 10% l’energia necessaria alla vacanza di base per poter andare in vacanza su Marte.

Applicando questi due concetti avremmo che, per esempio:
il produttore di pane genera un reddito attraverso l’impiego di “n” risorse umane e quindi il suo reddito sarà tassato con un coefficiente di 100/n.
Il suo reddito (il 100) si genera sulla linea di 3 (per esempio) tipi di pane: pane base, all’olio e con le acciughe, che appartengono a 3 panieri diversi.
La produzione del pane base avrà imposizione fiscale minima (per esempio 5%); la vendita con IVA minima (per esempio 2%). Il pane all’olio risponderà alle aliquite del suo paniere, per esempio imposizione fiscale del 7% e IVA del 10%) e il pane con le acciughe imposizione fiscale del 35% e IVA al 25%. Quando il produttore di pane andrà a spendere il suo reddito ridistribuirà ricchezza in funzione del livello di benessere che deciderà o sarà in grado di attribuirsi.

I numeri sono messi a casaccio e solo per rendere intellegibile il testo mentre quel che conta è il meccanismo che dovrebbe generare quei numeri con aliquote e moltiplicatori tutti da studiare e individuare.

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SB vs SP: KO!

Servizio Pubblico: Berlusconi batte Santoro per K.O.
E fin qui siamo tutti d’accordo ma mi pare che nessuno abbia rilevato queste possibili ragiuni della sconfitta di SP:

1) la totale impreparazione dello staff di Santoro
a partire dalla sigla (sbagliata) evocante la corrida (avrebbero divuto usare quella di Corrado e dei dilettanti allo sbaraglio) e dalla prima domanda.
Se prevedi una corrida, un combattimento all’ultimo sangue, ti prepari, ti alleni e non ti presenti pieno di una sicumera inutile, anzi dannosa, ai fini del combattimento.
Gli vai a chiedere “se lei… un dirigente… chi sceglierebbe?” e non prevedi fra le possibili risposte quella più ironica e probabile da parte di uno come SB? “se si chiamasse Silvio Berlusconi: Sì!”
E già quello è un uppercut mica da niente, subito, al primo minuto di gioco: ha già catturato simpatia, ha già dimostrato sicurezza e prontezza di spirito, già un tot. di pubblico avrà pensato: cazzo Silvio: è sempre Silvio!
E poi tutto il resto: l’imprenditrice che doveva distruggerlo e invece era d’accordo con lui; il solito elenco di Travaglio che avrebbe potuto essere sostituito da un “come già detto” per poi affrontare un tema specifico, anche Ruby, per l’amor del cielo, ma allora ti scanni su Ruby fino all’ultimo particolare; poi gli andate a chiedere di Barbara Matera senza precisare “unica sopravvissuta dopo il ciclone Veronica Lario” e lui vi risponde che l’hanno eletta in 130.000?! mi sarei aspettato un manifesto elettorale, una lista, uno stampato con su la Daddario candidata in Puglia!!! O vi eravate accordati che della Matera si poteva parlare e della Daddario no?
E l’isipienza dell’intervento di Dragoni monotono, poco incisivo e soverchiato dalla risposta di SB mentre tenta sottovoce dei “sì, ma, però…”
Anche le vignette di Vauro sono state scadenti rispetto al solito.
Insomma: come vi siete preparati? con queli obbiettivi? quale allenatore? avete fatto le prove?

2) Il livore di Santoro.
Santoro da un certo momento in poi ha assunto un’espressione di livore e astio che, forse, era semplicemente la manifestazione dei suoi reali sentimenti: assolutamente leciti, per l’amor del cielo, ma se combatti non puoi farti guidare da livore e astio perché son sentimenti che fanno perdere la ragione e il filo della strategia, specialmente di fronte ad un avversario che invece ha un unico sentimento: la totale pienezza del suo sé, presunto immenso! a cui la tua perdita di lucidità indotta da livore e odio ha solo permesso di eccedere nell’irriderti.

Quanto all share: obbietto!
Lo share non certifica null’altro che i dati di ascolto e il guadagno traibile dalla pubblicità.
Se si trasmettesse in diretta l’esecuzione capitale di una presentatrice TV lo share sarebbe altissimo e lo sarebbe anche per una prestazione porno di Bruno Vespa o per un interrogatorio con torture inflitto a Dell’Utri, nomi che cito solo come esempio di personaggi noti.
Lo share non certifica né qualità, né valore, né professionalità.

Berlusconi vs. Merkel

Certo i tedeschi sono tedeschi e nell’inconscio collettivo possono suscitare timori o resuscitare terrori.
Però il tempo è passato e i figli non portano le colpe dei padri, pur essendo i loro figli.
E comunque: uno non valuta la storia passata dei tedeschi per decidere se è meglio una Mercedes o una Fiat.
Allora vorrei fare la seguente domanda agli italiani e anche al dr. Berlusconi:
se alle prossime elezioni si presentassero il dr. Berlusconi stesso e poi Bersani, Grillo, Montezemolo, Casini, Maroni, Fini, La Russa, Vendola, Formigoni, Della Valle, Monti, Passera e la Santanchè e poi si presentasse anche la Merkel e la Merkel facesse promesse elettorali del tipo:
–      in dieci anni risistemo il sud Italia come ho sistemato la Germania dell’est
–      rimetto a nuovo Milano, Roma, Napoli e Palermo come ho rimesso a nuovo Berlino
–      risistemo le scuole italiane come quelle tedesche
–      rimoderno e faccio funzionare i mezzi pubblici
–      trasformo gli Enti Pubblici in servizi razionali ed efficienti
–      faccio in modo che l’industria possa dare lavoro e stipendi come accade in Germania
–      trasformo le Fiat in Mercedes ecc. ecc.
voi, italiani, per chi votereste?
Lei, dr. Berlusconi, voterebbe per sé stesso?? Se sì, perché?

5 dicembre

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Il caso Pastorius…

..che poi non è un caso ma solo un evento, nello sport, che sollecita, a me, questa riflessione.
Mi rendo perfettamente conto di quanto la faccenda sia delicata e irta di insidie e per questo voglio premettere, e spero d’essere chiaro, che:
1) non c’è nulla di personale, anche perché la riflessione non è circa la persona Pastorius, che non conosco, di cui l’unica cosa che “vedo” è che deve essere un uomo dotato di due palle gigantesche e di un amore così grande e sincero per la vita che nemmeno riesco ad immaginarmelo
2) non c’è nulla di discriminatorio perché non ho alcuna intenzione o presunzione di mettermi a dire se, cosa, come e perché questo o quello sia giusto o sbagliato
3) la mia unica intenzione è di mettere in evidenza come la distorsione della mente umana possa generare mostruosità che, queste sì, dovrebbero essere ricusate
Sul fatto che la mente umana sia o possa essere distorta spero non ci siano obiezioni e che non sia necessario mettersi a fare esempi tipo guerre, campi di sterminio, traffico di armi, riduzione in schiavitù… doping nello sport.
E’ che il machiavellico fine che giustifica i mezzi non è una balzana ipotesi ma una lucida constatazione di una caratteristica che ci accomuna tutti; certo in modi e misure diverse: non siamo tutti assassini né tutti schiavisti, già su ladri è più complicato perché se non farsi fare fattura significa sottrarre illecitamente (cioè rubare) risorse ad altri (i concittadini), e beh… anche io sono stato ladro, qualche volta, e so che se in una prossima occasione il fine fosse di potermi permettere qualcosa grazie al minore esborso ottenibile con quel tipo di furto…
Insomma: chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Torniamo allo sport.
Nello sport non è vero che l’importante non è vincere ma partecipare.
Almeno nello sport professionale, ad alti livelli.
Il vero sportivo ha innanzi tutto un elevatissimo spirito competitivo: vuole vincere, niente balle!
E siccome il fine giustifica i mezzi, i mezzi vengono codificati, per esempio i falli nel gioco del calcio, affinché non succeda che per fare goal o per non prendere un goal uno ammazzi un altro.
Poi ci sono gli interessi economici e di potere delle società, delle federazioni, dei comitati e di avversari di diverse nazioni che in forza di diverse abitudini e regole possono permettersi questo o quell’aiuto che invece a te è (o dovrebbe essere) negato.
Insomma: nello sport c’è il doping, non ci sono cazzi!
Che poi il doping è un fatto umano che appartiene a tutta l’umanità: chi mastica foglie di coca, chi mangia funghi strambi, chi si fuma sigarette o qualunque cosa (anche gli hippies o i moderni tossici ma anche milioni di frequentatori di fumerie d’oppio o calumet della pace), chi beve vino e alcoolici sin dai tempi degli antichi egizi e ancora prima… Avanti: voglio dichiarami a una ragazza, devo fare un esame, devo parlare al mio capo, sono triste e… per farmi forza mi bevo un wischetto, anche due: è strano? é condannabile? Eppure è doping: alterare lo stato psichico alterando quello fisico al fine di raggiungere più facilmente (almeno come comune convinzione) uno scopo.
Poi c’è la scienza, con gli scienziati e le multinazionali del farmaco, che forniscono pillole che migliorano l’apprendimento, che ti tengono sveglio, che danno coraggio o ti calmano i nervi, che migliorano la memoria, che aiutano in palestra… nello sport… e si studiano anche le possibilità di mutazioni genetiche, clonazioni e trapianti (la trasfusione di sangue per aumentare i globuli rossi è già un trapianto).
E poi si vedono ragazze ventenni con baffi e barba, muscolatura da kingkong, stazza da un quintale e due e faccia con grinta da scaricatore di porto: tutto naturale.
Penso che certe volte anche la chirurgia estetica sia assimilabile al doping: se mi curo un dente malato o se lo estraggo e lo sostituisco con uno finto il fine è solo quello della mia salute, ma se ho dei denti sani ma stortini e me li raddrizzo per superare l’imbarazzo di un brutto sorriso e relazionarmi meglio col prossimo allora il fine non è più la mia salute ma una relazione sociale più “vincente”; tenendo presente che ci sono poi interventi di tutt’altra natura: il naso, il seno, la pancia e fino ad allungarsi o accorciarsi le gambe… ecco Pastorius!
Insomma: io sono convinto che c’è tanta gente che, direttamente essendo il competitore o indirettamente essendo un gestore, sarebbe disposta a tutto pur di vincere, per la fama, per la gloria e per i soldi.
Metti che con delle protesi nuove, grazie alla scienza e alla ricerca, Pastorius riesca a vincere!
Metti che diventi imbattibile!!
Che fai? Gli vieti di correre perché è imbattibile?
E se a quel punto non ristabilisci che per correre bisogna essere normodotati come fai poi a stabilire che a un nuovo atleta che si presentasse con delle protesi non siano stati amputati gli arti naturali al solo fine di vincere? Vincere per sé, per la propria nazione, per la gloria, per i soldi, per sistemare la propria famiglia e i propri figli…
Apriamo la strada ai cyborg?
Perché se la definizione di cyborg fosse “unione omeostatica costituita da elementi artificiali e un organismo biologico” allora, forse, Pastorius è già assimilabile a un cyborg.
Io personalmente mi pongo di fronte a questi scenari senza ipocrisie e non formulo né giudizi né tantomeno condanne, però non li nego.
Se poi dovessi dire “mi piacerebbe / non mi piacerebbe” allora: non mi piacerebbe; ma penso dipenda da condizionamenti culturali, da abitudine, dal privilegio d’averci le gambe mie e dal non avere spirito competitivo, nemmeno quando gioco a scopa; certo non credo assolutamente d’averci “saggezza” né che saprei fare scelte “giuste”.
Ribadisco il mio senso di ammirazione per l’uomo Pastorius e che questa è solo una mia riflessione che penso possa sollecitare anche la vostra, ognuno con le sue conclusioni.

ricchezza distribuita?

Ammetto la mia ignoranza finanziaria ed è proprio in forza di questa che mi pongo domande cui non so rispondere o alle quali mi rispondo a modo mio.
Mi spiego: la ricchezza, alla fine, si trasforma in denaro, giusto?
Denaro incassato con le vendite, distribuito alle maestranze, speso per materie prime e prestazioni, costituente il guadagno dell’imprenditore, rimesso in circolo nel mercato e nei servizi, custodito nelle banche ecc. ecc.
In pratica in giro c’è un tot di denaro distribuito in “un modo” all’interno della società nazionale, sovrannazionale e globale.
Fatto 100 quel tot, quel tot è, o almeno dovrebbe essere, ancora 100.
I bot, lo spread, le borse, i derivati… sono carta! Carta che rappresenta denari ma non sono denari.
Le banconote, euro, dollari, yuan ecc. sono tutti integri: non è che sono stati bruciati o distrutti.
Queste banconote sono di qualcuno e sono da qualche parte.
Allora non è vero che c’è meno ricchezza, non è vero che ci sono meno soldi; è vero che la ricchezza si è ridistribuita concentrandosi in una elite.

Faccio un esempio a cavolo (me lo dico da solo!).
Mettiamo che ci sia un gruppo di persone/amici/conoscenti… quel che è: 100 diciamo, 100 persone.
Mettiamo che siano tutte riunite in un salone per una festa o per un motivo qualsiasi.
Mettiamo che esistano relazioni fra queste persone: uno è proprietario di un appartamento e un altro è suo inquilino, uno serve al bar e un altro compera da bere…
Tutti hanno in tasca dei soldi; qualcuno molti soldi, la massa meno.
Tutti hanno degli interessi personali da difendere.
Il barista per guadagnare di più alza il prezzo delle bevande.
L’inquilino va a piangere il morto col suo padrone di casa per farsi ridurre l’affitto e potersi comperare l’auto nuova da un altro che ha un negozio di auto.
Un altro ancora si fa prestare soldi da un amico perché non ne ha più da spendere al bar…
Qualcuno, più intraprendente e di solito fra quelli con più soldi in tasca, propone di giocarseli: i soldi.
Poker, carta vince carta perde, scommesse…
C’è chi vince, molti perdono ma, come al superenalotto, le poche vincite convincono tutti a giocare e rischiare.
Naturalmente i più bravi a proporre e gestire i giochi vincono di più, già avevano più soldi e man mano che accumulano denaro non solo la loro probabilità di vincere ancora aumenta perché possono influire sulle regole del gioco ma addirittura possono “nascondere” la loro identità dietro sigle e società pressoché incomprensibili così da apparire abbastanza uguali a tutti gli altri.
Adesso hanno quasi tutto il denaro che era del gruppo, lecitamente.
Il bar non vende più, l’inquilino ha dato disdetta, il negoziante di auto non venderà la sua berlina…
Nel gruppo si diffonde la convinzione che la ricchezza è finita, non ci sono più soldi!
Ma non è vero, la ricchezza che prima era distribuita ora è in mano a pochissimi.
E quei pochissimi non aspettano altro che qualcuno immetta nuovi denari nel gruppo per potersi accaparrare pure quelli con quei giochi ormai collaudatissimi.
Non solo! Siccome si sono ben dissimulati tra i “normali” al punto da sembrare “normali” anch’essi e siccome sono intelligenti, colti, informati e furbi sono proprio loro che vengono scelti dai “normali veri” affinché trovino denaro fresco o comunque soluzioni alla crisi.

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Josefa Idem

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