ergo

ergo

buio che tace
nel dimenarsi come serpente
intingi di rosso il cammino
e ne fai ombra
il tuo sguardo
rantola sul precipizio
del mondo che cola

e al centro fra le tue parole
-sospese-
creiamo discorsi da sussurrare
nelle burrasche
del nostro sapere

parole di morphea a svelare i colori di luigi
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stranimali

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il mio ego straripa…

una gentile e sconosciuta acquirente di un mio quadro (via ebay) mi scrive:

"gentile Luigi,
il suo quadro è stato apprezzato da tutti i miei amici!
quello che personalmente mi piace nei suoi quadri è che non sono anonimi.
è un pò come la voce di cantanti celebri come Mina o Battisti o Vasco Rossi, li si riconosce anche se cantano canzoni inedite perchè hanno quel timbro inconfondibile e unico.
ancora complimenti"
firmato con nome e cognome

 

cioè, non ho parole… queste sono soddisfazioni!!!

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go! vernando

il problema del taglio delle orecchie era da tempo al centro del dibattito politico e virulmete appassionava il popolo tutto.
le fazioni erano naturalmente due: favorevoli al taglio e contrari al taglio.
i favorevoli sostenevano che il taglio delle orecchie degli umani ad immagine e somiglianza di quelle dei doberman avrebbe mutato il carattere (degli umani) verso un atteggiamento di maggiore aggressività nei confronti del mercato.
ora, siccome l’economia si basa sulla rotazione delle merci nei mercati e siccome una maggiore aggressività del popolo (i consumatori) nei confronti del mercato non avrebbe potuto generare altro che una maggiore velocità di rotazione delle merci, la fazione pro-taglio sosteneva la tesi del taglio propedeutico alla rinascita del paese, fra virgolette.
la fazione contraria era invece del parere che le orecchie fossero del tutto assimilabili all’utero, per forma e senso dell’equilibrio, e quindi riteneva opportuno applicare il motto l’utero e mio e me lo gestisco io anche ed in identico modo alle orecchie: le orecchie sono mie e me le gestisco io!
questa seconda visione del problema sottintendeva anche un profondo spirito democratico poiché lasciava alla libera scelta del cittadino la decisione di aderire o meno alla recisura pro velocità-rotazione-merci-mercato.
si da il caso che la fazione pro-taglio fosse anche la fazione al governo e fu così che il governo provvide alla stesura di una proposta di legge che rendesse obbligatorio detto taglio.
ma la fazione al governo raggruppava varie sottofazioni con idee diverse e talora contrastanti fra loro e la stesura di un testo condiviso da tutti era cosa assai ardua se non impossibile e data la risicata maggioranza di cui il governo disponeva era sempre più necessario giungere a compromessi equilibristici pur di arrivare ad un consenso, nella maggioranza, generalizzato.
fu così che la sottofazione “audience (lu ditu) per la rivoluzione” portò avanti la tesi secondo cui il taglio combinato di orecchie e palle avrebbe generato un risultato migliore poiché riuniva in sé due caratteristiche autorisonanti: la maggior aggressività data dal taglio delle orecchie ed il senso di vuoto da riempire dato dalla castrazione; sempre tra virgolette.
e come si soddisfa un vuoto? con l’acquisto ed il possesso di qualcosa che surroghi e riempia quel vuoto: merci al posto delle palle.
ne sarebbe discesa una velocità vorticosa della rotazione delle merci nei mercati con una conseguente rinascita verticale dell’economia e del benessere del paese.
la discussione all’interno della maggioranza fu furibonda, non si arrivò ad un accordo e alle votazioni si giunse senza la maggioranza per il taglio semplice e con una proposta di emendamento a favore del taglio combinato.
senza un intervento esterno non si sarebbe giunti a nessun risultato e tutti si sarebbero tenuti orecchie e palle.
l’opposizione… si sa, fa l’opposizione! quindi si oppone di default, tra virgolette (o per principio (senza virgolrtte), a scelta).
non presero neanche in esame la possibilità di sostenere semplicemente la loro convinzione del taglio libero astenendosi dalle votazioni e lasciando che il tutto finisse nel nulla: eh no! dissero: troppo facile salvarsi la faccia con l’astensione dell’opposizione.
il governo deve fare i conti con le sue contraddizioni interne e noi, l’opposizione, faremo di tutto perché deflagri l’inconsistenza della capacità del governo di governare al suo stesso interno.
il motto fu: governa te stesso come il paese tuo.
e poi non si fanno né sconti né regali ad un governo in bilico, sennò che opposizione è?
non ci volle molto per decidere l’obbiettivo e la strategia.
obbiettivo: far cadere il governo.
strategia: votare l’emendamento della sottofazione per mettere in crisi la maggioranza.
e venne il giorno: presenti 100, del governo 51, dell’opposizione 49.
la sottofazione può contare su 3 voti.
si vota: 48 sì alla proposta del governo, 3 sì all’emendamento della sottofazione… se l’opposizione si astiene non se ne fa niente ma: colpo di scena: 49 sì dell’opposizione all’emendamento della sottofazione.
risultato: taglio obbligatorio di orecchie e palle.
ne seguirono scontri e tafferugli, insulti e portaaporta, feriti e beddamatrix, contusi a ballarò, ma col casquè…
naturalmente al governo c’erano uomini navigati che subito aprirono un tavolo bicamerale interno con aperture all’esterno al fine di superare la crisi e non mettere il paese nelle mani dell’opposizione.
ne uscì una ragionevolissima proposta che vedeva rientrare ogni controversia a fronte di una appendice alla legge che esonerasse i parlamentari dal taglio sia semplice che combinato sia durante il mandato che dopo (a vita) e che fu votata all’unanimità da tutti, governo ed opposizione.
l’opposizione per lunga pezza rimproverò al governo la mancanza di coerenza perché battuto da un emendamento nato al suo stesso interno non aveva ceduto le armi con onorevoli dimissioni ma si era salvato “le palle” (e le orecchie, aggiungeremmo noi tra virgolette) con un escamotage del tutto poco onorevole.
il governo sostenne che la responsabilità di cui un governo si deve far carico deve rendere il governo stesso capace di superare barriere di principio ed ideologiche a favore della possibilità di governare e quindi la permanenza al governo diventa il fine senza il raggiungimento del quale non si può governare.
poi c’è il popolo… quello dei consumatori… ebbè… sti senza palle!
pure aggressivi. oh!

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