monster euro

alla tele c’è easy driver e parlano della nuova ducati moster 696
amenità varie poi dice:
il prezzo negli stati uniti è di 8.700 dollari, in italia di 8.400 euro.
ma come?? apro l’Universal Currency Converter che mi conferma l’atroce dubbio: 8.700 dollari sono 5.930 euro!
faccio notare che la ducati sta a borgo panigale, circa in mezzo alla italica penisola e con una giornata di camion la porti dappertutto, in italia.
per venderla negli stati uniti bisogna trasportarla con un camion all’aeroporto, poi con un aereo e poi treni o camion per percorsi 3 o 4 volte quelli italiani.
insomma: come si spiega il fatto che in italia una moto costruita in italia debba costare 2.400 euro ( su 8.400) in più che in america?? perchè la casa madre è americana? e chi siamo noi??
questo è l’ennesimo segno che siamo un popolo di stronzi, questa è la verità!
il pane e il latte più cari del mondo e pure le motociclette! ma quale globalizzazione?
la ducati m’è cascata sotto i tacchi.

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Lunedì mattina mi sono alzato alle sei e trenta e, fatte le solite cose che ormai noiosamente ogni mattina si ripetono sempre uguali, alle sette e trenta ero in auto: pronto per partire.
Calzoni alla semizuava, lacoste d’antiquariato, mocassini chiari (con gli zoccoli è vietato), pantaloni appesi dietro, valigia con due lenzuola, un asciugamano, kit spazzolino, due magliette, una camicia, due mutande e due calzini (coppie,intendo).
Patente, libretto, carta di credito, borsellino, chiavi di casa, sigarette… c’è tutto, si parte.
Ho pensato, e subito deciso: stavolta faccio una misurazione precisa.
In trent’anni avrò fatto sto viaggio minimo 100 volte ma, mi son detto, stavolta lo misuro scientificamente e così, più o meno alle otto e trenta, mi sono mosso.
Ebbene sì, ho trafficato per un’oretta col computer di bordo della mia mona-volume per riuscire ad azzerare il trip B. E ci sono riuscito tant’è che mercoledì sera, a cose fatte, ho con soddisfazione tirato giù i dati: 1.687 Km in 16,58 ore con un consumo di 6,4 litri ogni 100 Km alla media generale di 99 Km/ora. Adesso non si accende il cruscotto e non suona più il clacson mentre il tic tac delle frecce è assordante e i tergicristalli sono veloci il doppio. Ma appena mi capita, in un’altra oretta, sistemo tutto.
L’autostrada è vicinissima a casa; faccio uno sterrato vietato al traffico ed esco nel retro del piazzale di un distributore di benzina, proprio sull’autostrada.
Da casa è questione di minuti e sono già a velocità di crociera: 132-135 Km/ora, quod sufficit per non essere in regola.

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3 giorni a Bojano

voglio scrivere un libro
s’intitolerà "3 giorni a Bojano".
poi diventa una bestia da sella (sono autarchico e non vedo la necessità di accrocchi foresti come best seller se si può dirlo in madre lingua) e tutti sanno che c’è Bojano.
non che a non saperlo ci si perda qualcosa, però…

adesso devo decidere quante pagine
inizialmente pensavo 3.000, mille al giorno, come 3 giorni di sbarco; però uno sbarco che dura 3 giorni non da l’impressione d’essere riuscito così bene.
forse uno sbarco da un giorno solo è meglio: mille in tutto. ma mille non si divide per 3! e poi mille saranno sufficienti a garantire la bestia??
cioè: uno che lo vede a mille pagine capisce che in mille pagine ci deve! essere della sostanza o lo trova smilzo e inconcludente a prescindere?
perchè allora faccio 3.000 e taglio la testa al bove. lo so! ma i tori son già stati decapitati tutti e poi Bojano viene da Bovianum perchè c’entra un bove, non un toro. quella è Torino!!
insomma c’ho un problema: mille o più di mille?
e se facessi 3? una paginetta al giorno supportato dal motto "omne trinum perfectum est"?

assente

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o8o8o8 – III

sicchè si va a dormire.
ancora nel primo dormiveglia mi sogno un gran baccano: il solito sogno psico complesso, mi dico, ma che dico se sto sognando… quando un sibilaccio pauroso fa tremare le finestre.
anna dice qualcosa circa lo stendibiancheria: oh, a pulizia stiamo perfetti! così si alza e s’avvia allo stendibiancheria. bene dico io, ci pensa lei e mi riaccoccolo nel lettuccio.
anna torna e dice “lui, è una cosa pazzesca!”
mi rendo conto che serve il maschio e così mi ribalto dal letto mentre la casa sta letteralmente tremando e incomincio ad impartire le prime disposizioni mentre cerco le mutande, che la mia mamma me lo diceva sempre: non c’è cosa più brutta che finire in ospedale con le mutande sporche.
figurati senza!!
“chiudi tutto” pronuncio stentoreo.
giù chiudo io, aggiungo uscendo dalla camera da letto… ci incrociamo, ci fermiamo un attimo girandoci verso la finestra, la luce non c’è più, fuori lampi e vento incredibile e fra il lusco e il brusco vedo il cedro che viene letteralmente scoccato dal vento come una freccia raso terra.
cavolo! dico io: non cìè più!! come? dice lei… è sparito! no c’è ancora. ti giuro che l’ho visto partire. io lo vedo. lo vedo anch’io. e intanto il caos totale.
insomma, senza farla troppo lunga, il caos si placa e in mutande, con la pila in mano, esco per una ispezione: altro che calma!! per un pelo non me ne volo anch’io che, slavazzato in un attimo, rientro ed attendo.
poi finalmente, mentre ancora piove e il vento è diventato una bora normale, vado dal cedro che è diventato più piccolo, mi pare.
guarda di qua, cerca di la e non ti vedo il tronco sporgere sopra la siepe che mi separa dal mio vicino!?

ricontrollo il cedro, con la caspito di pila e… santamadonna: il tronco principale s’è spezzato di netto!!

sono bagnato, infreddolito e perplesso quando rientro pensando ai danni del mio vicino ed immaginando che l’indomani si sarebbero alzati trovandosi bloccati dall’albero caduto davanti casa.
mi son rimesso a letto considerando il fatto che solo qualche giorno prima io, proprio io, avevo pensato di voler cimare il cedro.

le foto son della mattina successiva, ovviamente!!

continua…

o8o8o8 – II

sull’onda delle “credenze popolari” mi son rassegnato alla pesante innaffiatura certo del sereno dopo la tempesta.
e così la sassaiola s’è fermata ed ho gioito ammirato per la magica luce, la magnificenza del cielo a squarci, le verzure brillanti e l’aria frizzantina ed ho fissato le sottoriportate testimonianze della incantata scena.

eppure…

… era la quiete prima! della tempesta.

continua…

media-mente o8o8o8

riflettendo mi dicevo “cavolo! ma è un po’ che non piove”, il che denota anche il mio forte spirito d’osservazione e l’innata capacità logico razionale di combinare dati quali il numero di giorni, almeno 15, e la presenza o meno di pioggia durante essi.
naturalmente i giorni devono essere successivi (a processione) e senza salti; ma che lo dico a fare.
alla mia logica razionalità si aggiunge anche una spiccata capacità consequenziale che mi ha ingenerato la cetrtezza che un po’ di pioggia sarebbe stata utile all’erba e alla terra in genere.
ho anche desiderato che piovesse! una bella pioggia rinfrescante e nutriente, sì: l’ho desiderata.
mo, dico io, la lampada d’aladino non ce l’ho e non me l’aspettavo… cioè: non può essere che è venuto a piovere perché lo desideravo io, vi pare? e nemmeno che a forte desiderio debba corrispondere forte manifestazione del concretizzarsi del desiderio desiderato, no?
io avevo solo pensato “cavolo! ma è un po’ che non piove”.
per inciso: avevo anche pensato che avrei dovuto cimare il cedro del libano (ma di sistiana, cioè lui di razza sarebbe del libano però è di sistiana, al massimo monfalconese trapiantato, che per un cedro il trapianto è la pratica perfetta).
un alto cedro che giocava coi cavi elettrici e non va bene! e se poi dovesse mai cadere? farebbe sicuramente danni, mi dicevo pensando, e quindi dovrei cimarlo.
ma come faccio? e rimuginando queste cose scrutavo il tronco ed i suoi rami immaginando quale percosrso avrei potuto scegliere per la scalata, sega a tracolla, alla volta della cimatura.
se salgo poco il tronco è spesso e mai più riuscirò a tagliarlo.
se salgo fin dove il tronco diventa sottile sarà poi comunque necessario che lo tagli o provvederà a spezzarsi sua sponte? (sono pur sempre quel quintaluccio di boscaiolo!)
e quindi, sempre per via di quella viva intelligenza critico-analitica-consequenziale ed anche grazie alla sfrenata capacità immaginativo-fantasticheggiante, mi vedevo la caduta a precipizio sotto diverse angolature e diversi rimbalzi al fine di decidere da quale parte mi sarebbe convenuto buttarmi… nel caso.
beh, mentre ragionavo… non ti viene a piovere!?

ma troppa grazia santantonio mio!

troppa troppa!

troppissima!

continua…

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